LA TRAPPOLA DEL GREENWASHING: QUELLO CHE LE IMPRESE NON DICONO

Il tema della sostenibilità ambientale e dell’etica aziendale è sempre più sentito al giorno d’oggi in un mondo flagellato dalla crisi: una crisi economica, sociale, morale, ambientale e culturale.

Le aziende costruiscono il rapporto con i propri consumatori sulla fiducia reciproca. Una fiducia, però, che si presenta come un’arma a doppio taglio: può portare al successo dell’impresa ma anche al suo declino se disattesa.

Con la crescente attenzione verso il cambiamento climatico e la sensibilità dei consumatori verso le tematiche green, la tentazione da parte delle aziende di dare un’immagine verde per attirare clienti è molto alta. Se però le dichiarazioni non corrispondono alla sostanza il rischio è quello di scivolare nella pratica del Greenwashing, ossia di darsi una patina di società attenta all’ambien- te anche se non è così.

Per Greenwashing quindi si intende una tecnica di di marketing perseguita da aziende, istituzioni ed enti che propongono come ecosostenibili le proprie attività, esaltando gli effetti positivi di alcune iniziative e al contempo cercando di occultare l’impatto ambientale negativo dell’impresa nel suo complesso.

Non si tratta tuttavia di un fenomeno nuovo: a citarlo per la prima volta fu l’ambientalista statunitense Jay Westerveld. Egli utilizzò questo termine nel 1986 per stigmatizzare la pratica delle catene alberghiere che facevano leva sull’impatto ambientale del lavaggio della biancheria per invitare gli utenti a ridurre il consumo di asciugamani, nascondendo in realtà una motivazione economica (relativa a un taglio nei costi di gestione).

Nei casi più frequenti di Greenwashing, la comunicazione presenta le seguenti caratteristiche: non vi sono informazioni o dati puntuali che supportino quanto dichiarato; le informazioni e i dati vengono dichiarati come certificati mentre invece non sono riconosciuti da organi autorevoli; vengono enfatizzate delle sin- gole caratteristiche di quanto comunicato; le informazioni sono generiche al punto da creare confusione nei consumatori; possono essere utilizzate etichette false o contraffatte; infine, sono riportate affermazioni ambientali non vere.

Quali sono i rischi legati al Greenwashing?

Uno dei principali è la perdita di fiducia: una volta che i consumatori scoprono di essere stati ingannati è molto difficile ricostruire l’immagine e la reputazione della società con la conseguenza che il danno può essere anche superiore al beneficio che l’azienda sperava di ottenere.

Altro pericolo è la mancanza di un’azione concreta per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità. Se un’azienda vede premiati i propri slogan di Greenwashing potrebbe accontentarsi di quel risultato senza impegnarsi e fare gli investimenti necessari per migliorare il proprio modello produttivo.

Per quanto riguarda il settore finanziario il rischio è quello di finanziare progetti e imprese che non apportano alcun beneficio per l’ambiente e le persone.

Come si può fare quindi per evitare le trappole del Greenwashing?

L’Europa sta venendo in aiuto creando una normativa stringente su quello che può essere definito green. Il principale strumento normativo è la Tassonomia UE, adottata dal Parlamento nel 2020, con l’intento di definire univocamente, nell’ambito dei mercati

finanziari, “l’attività economica sostenibile dal punto di vista ambientale”. Un sempre maggior numero di aziende sarà poi tenuto a dare il proprio resoconto delle attività sostenibili e dei reali risultati raggiunti attraverso la dichiarazione non finanziaria delle imprese come ribadito con la direttiva EU NFDR (Non Finance Reporting Directive), mentre i fondi comuni di investimento dovranno precisare il grado di allineamento dei propri assetti alla Tassonomia, come stabilito dalla SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation).
Ma ciò sicuramente non basta, è fondamentale che i sistemi di standardizzazione siano chiari e resi obbligatori il più possibile.
Prima di comprare un prodotto o uno strumento di investimento dalle caratteristiche green bisogna informarsi accuratamente, appurarsi che l’ecologismo non sia puramente di facciata!

WOO: IL MARCHIO SALENTINO DELLA MODA SOSTENIBILE

Cosa intendiamo con l’espressione moda sostenibile? La moda che rispetta l’ambiente e la società in tutte le sue fasi! Un movimento, un processo di promozione del cambiamento del settore verso una maggiore integrità ecologica. Un cambiamento che interessa tutta la filiera: concezione, produzione, distribuzione, vendita e smaltimento. Ed anche (e soprattutto, direi) il consumatore. Sempre più consapevoli ed esigenti, attenti a prendersi cura dell’ambiente che abitiamo in ogni modo. Una moda che si propone di utilizzare, consapevolmente, materie prime meno inquinanti, e di ridurre gli sprechi nella produzione, come i costi di acqua ed elettricità e produrre parti durevoli, stimolando il consumo consapevole. Una vera e proprio rivoluzione, oggi sempre più caratterizzante la nostra società. Un movimento che intreccia le sue origini con quelle del movimento ambientalista moderno e che si pone l’obiettivo di educare i clienti a praticare un consumo green, rispettoso dell’ambiente, nonché delle persone che ne fanno parte, ma anche di aumentare il valore della produzione e dei prodotti locali, dei capi di abbigliamento, prolungare il ciclo di vita dei materiali, ridurre la quantità di rifiuti e i danni all’ambiente creati dalla produzione e dal consumo.

Punto di partenza e filosofia d’azione dell’ideatrice del marchio salentino Woo. Giulia Petronella, giovane imprenditrice di Mesagne (BR), che nel 2020, rientrata a casa dopo dieci anni vissuti nel Nord Europa, ha dato vita al marchio sostenibile di cappotti, borse e accessori impermeabili.

Tradizione familiare e rispetto di ambiente e lavoratori sono i punti di forza di Woo. L’idea di Giulia va infatti fatta risalire all’attività di famiglia: l’impresa dei genitori produceva cerate per i pescatori, e rappresenta per l’imprenditrice pugliese un fantastico bagaglio di risorse, conoscenze, mano d’opera che la pone in una situazione di vantaggio.

WOO è la collezione di abbigliamento e accessori con le radici nella pesca e il mood nell’urban lifestyle. Un team tutto al femminile, che mantiene le sue radici nella città natale di Giulia, anche per quel che riguarda la produzione, che avviene a chilometro zero, ma guarda allo stile nordeuropeo fatto di tagli lineari e forme pulite. Produce (solo dopo l’ordine del cliente – così da creare capi ad hoc per ogni singolo cliente!) capi durevoli in PVC, collaborando con fornitori certificati che producono PVC riciclabile al 100%, conforme agli standard Reach e privo di metalli pesanti, dannosi per la salute delle persone. Un PVC che consuma meno acqua ed energia rispetto ad altri materiali, come ad esempio la pelle.

SLOW TOURISM: UN NUOVO MODO DI VIAGGIARE SOSTENIBILE

Tradotto in italiano con l’espressione “Turismo lento”, lo Slow Tourism rappresenta una vera e propria innovazione, una nuova modalità di viaggiare sostenibile e responsabile che invita i travelers alla valorizzazione del territorio.

Si contrappone al più noto “Turismo di massa” e trasforma le nostre vacanze in esperienze uniche, complete e coinvolgenti, in- vitandoci, appunto, a rallentare il ritmo per partire alla scoperta di culture e territori, abbandonando la frenesia che molto spesso caratterizza la nostra quotidianità. Lo Slow Tourism ha un’anima green: un tuffo nel territorio nel rispetto dei viaggiatori e non solo, delle tradizioni e dell’ecosistema. Una filosofia di viaggio, o meglio, di vita, che consente di ammirare il lato più autentico di una destinazione, ciò che ci circonda, e vivere l’esperienza del viaggio in pieno relax.

Viaggiare in maniera sostenibile e intelligente, vivendo a pieno l’esperienza del viaggio, la natura, le emozioni. Mettere al centro del viaggio il viaggio, nel più autentico significato di “spostamento da un luogo all’altro”, il percorso, e non la destinazione. Procurare benefici sia al nostro fisico e alla nostra mente, sia al luogo. Benefici quali riscoprire il vero piacere del viaggio, immergendo- si in una dimensione genuina, in una natura incontaminata, o vivere esperienze autentiche, aiutando corpo e mente a liberarsi dalla routine e vivere con più calma. Contribuire ad un turismo ecologico ma anche essere predisposti a scoprire i nostri cinque sensi, le nostre emozioni. Un viaggio per il quale sono sufficienti scarpe comode e partire!
Quando nasce il “Turismo lento”? Le sue origini risalgono al 1986, come movimento culturale e gastronomico fondato da Carlo Petrini, sociologo, gastronomo, scrittore e attivista della nostra penisola. Con l’obiettivo di proporre un cambiamento focalizzato sull’invertire la velocità con cui scorre la vita perché una maggiore lentezza equivale a una maggiore consapevolezza. Le sue origini si inseriscono nel più ampio movimento Slow; nasce infatti per protesta contro l’apertura di un McDonald’s in Piazza di Spagna a Roma, alla quale seguì la creazione di Slow Food, organizzazione nata in risposta al dilagare del fast food, del cibo spazzatura e delle abitudini frenetiche, non solo alimentari, che caratterizzano la vita moderna. La filosofia Slow ha poi influenzato altri settori, come quello del viaggio.

Solo negli ultimi anni e, precisamente, post pandemia, il “Turismo lento” ha riscontrato un enorme successo nel nostro Paese. Oggi, in Italia, sono molte le mete per vivere l’esperienza dello Slow Tourism: splendidi cammini immersi nella natura, lunghe piste ciclabili, incantevoli itinerari panoramici, … Eccone una lista delle più amate e ricercate dai viaggiatori sostenibili:

  • il Cammino delle Terre Mutate, un itinerario solidale nato dopo il terremoto del 2016 tra Marche, Umbria e Abruzzo. Oltre duecento chilometri alla scoperta di tradizioni e culture, alla scoperta delle terre del cambiamento;
  • il percorso del fiume Titerno, nell’entroterra campano, per fare trekking tra le Forre di Lavello, raggiungere le Gole di Caccaviola, attraversando incantevoli panorami;
  • la ciclovia del Po, per gli amanti della bici, è un lungo itinerario che segue il corso del Po per quasi duecentocinquanta chilometri immersi nella natura;
  • le Grotte di Catullo, a pochi passi da Sirmione, ammirando il suggestivo panorama del lago di Garda;
  • terre di Siena, nell’incantevole panorama toscano, una delle mete più affascinanti per chi ama il trekking, offrono differenti percorsi tra vigneti e colline;
  • le Dolomiti, Patrimonio dell’UNESCO, che donano ai viaggiatori paesaggi mozzafiato, ideali per fare trekking ma anche da attra- versare in bici;
  • le Cinque Terre Express, un viaggio in treno per ammirare gli incantevoli borghi della Liguria;
  • il cammino Palermo-Messina, che attraversa la splendida Sicilia e si immerge nella natura del Parco delle Madonie, fino ad arrivare alle pendici dei Monti Nebrodi;
  • il Sentiero degli Dei, lungo la Costiera Amalfitana;
  • il Bernina Express, un treno che attraversa paesaggi meraviglio- si, partendo da Tirano, fino ad arrivare nella svizzera Sankt Moritz.

Dos and Dont’s di Atlas Magazine: coltivare un orto biologico

Spesso coltivare un orto rappresenta uno degli hobby più amati dalle persone.

E cosa c’è di meglio di praticare una passione in maniera sana e sostenibile?

In questa rubrica di Atlas vogliamo pertanto proporre dei consigli su come coltivare un orto bio in maniera corretta, che permetterà non solo di combattere la noia e lo stress, ma anche di avere a portata di mano e gratuitamente ortaggi sani, biologici e non sottoposti a trattamenti chimici.

Dos ✔✔

SCEGLI IL LUOGO ADATTO

Non è così scontato, ma un orto deve essere posizionato in uno spazio facilmente accessibile e ben esposto alla luce. Per iniziare ti consigliamo inoltre di selezionare una superficie non troppo vasta, adeguata alla tua esperienza e al tempo a tua disposizione.

SCEGLI SEMI BIO

Ovviamente! Puoi acquistarli in un qualsiasi vivaio, oppure puoi optare per la coltivazione degli ortaggi da scarti di altri prodotti bio (cipolla, aglio, patate con germogli, ecc.)

SEMINA NEL PERIODO GIUSTO

E’ fondamentale sapere quali sono i mesi più adatti per coltivare gli ortaggi desiderati. Ad esempio gennaio è il mese ideale per piantare le cipolle; aprile è ottimo per zucchine e melanzane;  luglio è il mese di carote e cicoria. Basta cercare su internet il calendario delle semine per avere informazioni più dettagliate a riguardo.

N.B. Con luna calante seminare ortaggi da foglia e da radice; con luna crescente seminare ortaggi da frutto, da seme e da fiore.

PRATICA LA ROTAZIONE DELLE COLTURE     

Affinché il tuo orto biologico sia produttivo e rigoglioso è fondamentale cambiare la posizione delle piante di anno in anno, seminando ogni volta in aree diverse. In questo modo non sarà necessario impiegare pesticidi, in quanto questo tipo di agricoltura sfrutta la capacità di alcune piante di stimolare la crescita di altre.

PER GLI ORTI BIO SUL BALCONE: OTTIMIZZA GLI SPAZI!

Non escludere l’idea di coltivare il tuo orto biologico solo perché credi di non avere molto spazio a disposizione. Puoi avvalerti di vasi pensili per alcuni ortaggi, di cassette per la frutta per altre verdure, o anche di vasi di terracotta e fioriere. Ovviamente sarà necessario piantare ortaggi dalle radici corte, come aglio, peperoncini, prezzemolo, spinaci e piccole zucche. Ti sorprenderà scoprire quanti ortaggi potrai coltivare sfruttando anche solo pochi centimetri di superficie!

Dont’s ✗✗

UTILIZZARE DISERBANTI DI SINTESI

Per evitare la crescita di erbacce puoi ricorrere alla pacciamatura, ricoprendo il terreno non coltivato con materiali  di origine organica, come la corteccia di pino sminuzzata o la ghiaia. In questo modo proteggerai il suolo anche dall’erosione.

UTILIZZARE PESTICIDI DI SINTESI

Altrimenti non sarebbe più un orto biologico! Puoi proteggere le tue piante creando una barriera attorno ad esse con fili di rame, oppure spruzzandoci sopra un composto di aglio tritato/pestato e acqua (messi a macerare per qualche ora) ogni 3 giorni.

COLTIVARE TROPPI ORTAGGI

Soprattutto se non hai mai avuto esperienza prima, è fondamentale cimentarsi nella coltivazione di un numero limitato di ortaggi. Pochi ma buoni!

SEMINARE ORTAGGI TROPPO VICINI TRA LORO

Prima di procedere con la semina è necessario tener conto di quanto cresceranno le piantine: piante troppo ravvicinate si rubano luce a vicenda e sarà più difficile proteggerle dalle erbe infestanti.

INNAFFIARE LE FOGLIE

Ricordati di innaffiare sempre il terreno, e non le foglie. Potrebbero rovinarsi o, addirittura, marcire.

Buona coltivazione!

In arrivo il primo titolo di Stato Green

È stato emesso nei primi giorni del mese di marzo 2021, il primo Titolo di Stato Green, con scadenza 2045. Il Btp verde del Tesoro si propone di aiutare il Paese a sostenere gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

Btp Green (Green Bond Framework) è il primo Titolo di Stato verde della Repubblica italiana ed è dedicato al finanziamento delle spese sostenute dallo Stato a positivo impatto ambientale e, precisamente, andrà a finanziare soprattutto le spese del periodo 2018/2020, così come previsto dalla legge di bilancio per il 2020, pubblicata online dalla gazzettaufficiale.it.

Uno strumento per aiutare il nostro Paese a sostenere gli obiettivi previsti dall’Agenda 2030, gli obiettivi di matrice ambientale delineati dalla Tassonomia europea delle attività sostenibili, i sei punti elencati dal Consiglio europeo: la mitigazione dei cambiamenti climatici, l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine, la transizione verso un’economia circolare, la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento, la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. 

Con l’obiettivo di investire in progetti per 35 miliardi di euro – tetto massimo “teorico” in quanto saranno le condizioni del mercato e, soprattutto, la domanda a stabilire il peso dell’emissione, Btp Green è stato comunicato ufficialmente dal MEF – Ministero dell’Economia e delle Finanze, illustrando le strategie ambientali della Repubblica Italiane e i meccanismi che accompagneranno l’emissione die Btp Green. Quattro meccanismi essenziali: i criteri di selezione delle spese presenti nel bilancio dello Stato ritenute ammissibili per le emissioni di Btp Green, l’uso del ricavato delle varie emissioni, il monitoraggio di tali spese e l’impatto ambientale delle stesse.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha affidato a un pool di banche il mandato per il collocamento sindacato del primo titolo di Stato green, un nuovo bond che verrà emesso in un mercato da oltre 400 miliardi di dollari (dati al 2020). Sarà quotato sui mercati secondari Mts e MoT e destinato esclusivamente agli investitori istituzionali, con un particolare focus su coloro che ancora non detengono titoli di debito pubblico. Inoltre, seguirà lo standard Green Bond Principles dell’Icma, Associazione internazionale dei mercati di capitali e, come informa il MEF, verrà redatto un documento annuale – l’Italian Sovereign Green Bond Allocation and Impact Report – che illustrerà l’allocazione delle risorse affidate allo Stato dagli investitori istituzionali che decideranno di puntare sui bond, oltre a fornire indicazioni sullo stato di avanzamento dell’erogazione delle somme.

L’emissione rappresenta un grande traguardo italiano, un successo verso una finanza verde che fa ingresso trionfante nei mercati, in un momento storico globale particolare, con tutto il mondo ancora impegnato a sconfiggere la più incisiva pandemia da oltre un secolo. E proprio questo, dona un valore aggiunto all’impegno nell’ottica della finanza green, un interesse espresso ormai da diverso tempo dai risparmiatori per la finanza sostenibile che è ormai impegno attivo, realtà.

La nuova vita dei Pneumatici Fuori Uso: il caso Ecopneus.

In questo numero di Atlas ho deciso di coinvolgere una realtà particolare, sempre vicina però al tema importante della sostenibilità.

Parto sempre dai perché nei miei articoli: perché parlare di questo? Perché adesso? Perché coinvolgere altre realtà o settori?

Tutte domande che tengo porre anche ai lettori, per dar motivo a loro del perché appunto leggere gli articoli sui protagonisti dell’interviste Atlas.

Da quando questo magazine esiste si pone il forte obiettivo di diffondere l’informazione più corretta e costruttiva per la società, che riguardi l’individuo (Vivere Sano), la comunità (Vivere Sociale) o che riguardi l’intero ambiente attorno ad essa (Vivere Sostenibile).

In questa intervista approfondiremo proprio questo tema di Atlas, la sostenibilità ambientale, con un nuovo ospite esclusivo, in grado di darci risposte a nuovi metodi per un mondo più green che prima non conoscevamo o peggio ignoravamo.

Stiamo parlando di Ecopneus, la realtà tutta italiana che si occupa della gestione degli pneumatici fuori uso.

Risponderemo a queste domande ad esempio: quanto dura uno pneumatico? Dopo aver compiuto il proprio dovere dove andrà a finire? Ma soprattutto, quanti sono al mondo a dover essere smaltiti? A tutto questo ci ha risposto Giovanni Corbetta, il direttore generale di Ecopneus.

Ma andiamo con ordine, conoscendo intanto la realtà e le loro fondamenta valoriali.

L: “Qual è la mission e la vision di Ecopneus? Qual è l’ispirazione e quando nasce il sistema di gestione dei PFU in Italia?”

G: “Lo smaltimento degli pneumatici fuori uso è un argomento importante tanto quanto incredibile.

La nascita di Ecopneus, società senza fini di lucro ma con lo scopo unico di riappropriarsi degli pneumatici a fine ciclo di vita, coincide con la legge sullo smaltimento dei rifiuti, dando inizio a quello che vedremo durante l’articolo: una realtà in grado di dar nuova vita a ciò che in realtà si pensava fosse morto o un peso da cui liberarsi.

Già da questo primo passo in avanti possiamo considerare questa realtà come innovativa, perché ha offerto ed è tuttora la soluzione a questo problema. Per fortificare questa considerazione possiamo dare voce ai dati forniti proprio da Ecopneus: ben 210.00 tonnellate di PFU all’anno trasformate in gomma riciclata per campi da calcio di ultima generazione, superfici sportive indoor e outdoor, isolanti acustici e antivibranti per l’edilizia, asfalti modificati “silenziosi” e duraturi, elementi dell’arredo urbano oppure come energia.”

L: “Quali sono i benefici per l’ambiente dell’attività di Ecopneus?”

Il recupero dei PFU di Ecopneus consente inoltre importanti benefici ambientali ed economici: nel 2018 è stata evitata l’immissione in atmosfera di oltre 350mila tonnellate di CO2eq, risparmiati materiali per 350mila tonnellate ed evitato il consumo di circa 1,7 milioni di m3 di acqua. Grazie all’impiego dei materiali derivati dal riciclo dei PFU il nostro Paese risparmia inoltre circa 140 milioni di euro ogni anno sull’importazione di materie prime. Concreti benefici possibili anche grazie al lavoro di una filiera qualificata, formata da circa 100 imprese su tutto il territorio nazionale che danno lavoro complessivamente a oltre 700 persone.

Un ruolo speciale quello di Ecopneus perché non solo primo riferimento in Italia per lo smaltimento degli pneumatici ma anche per aver con sé il potere dell’innovazione, parola chiave per aprire la porta della sostenibilità ambientale.

L: “La gomma riciclata dai PFU è un materiale di grande valore e si applica in diversi ambiti. Quali sono i principali settori applicativi della gomma riciclata?”

G: “L’impiego di gomma riciclata da PFU in sostituzione di polimeri di gomma, vergine o derivata dal petrolio, risponde pienamente ai principi dell’economia circolare, rispetta la gerarchia di gestione dei prodotti a fine vita e costituisce inoltre un concreto volano per le politiche del GPP – Acquisti Verdi della Pubblica Amministrazione.

Grazie all’aggiunta di gomma da riciclo nel bitume per asfalti, ad esempio, si ottengono asfalti modificati che durano fino a tre volte una strada convenzionale, riducono il rumore del passaggio di veicoli e che, resistendo al formarsi di crepe e buche, richiedono minori interventi di manutenzione.

Altro settore in cui la gomma riciclata costituisce un valore aggiunto rispetto altri materiali è quello edile, dove isolanti acustici e dalle vibrazioni realizzati in gomma riciclata stanno trovando sempre maggior spazio, insieme a nuove soluzioni eco-innovative per il design, l’arredo e l’architettura.

Il principale settore applicativo della gomma riciclata è però quello sportivo, che assorbe oltre il 35% della gomma riciclata della filiera Ecopneus. Campi da calcio in erba sintetica di ultima generazione, superfici sportive indoor e outdoor per basket, volley pallamano, playground e campi di lavoro per l’equitazione beneficiano delle proprietà elastiche, ammortizzanti, antitrauma e di resistenza della gomma riciclata. Un settore in forte espansione, grazie anche alla partnership avviata nel 2012 con UISP, Unione Italiana Sport Per tutti, che ha portato a numerose realizzazioni in tutta Italia.”

L: “Dall’unione degli Pneumatici Fuori Uso e plastica riciclata nascono innovativi materiali circolari per diversi settori industriali. Quali sono i vantaggi di questo materiale rispetto agli altri e in che settori trovano applicazione? quali altri nel futuro potranno essere?”

Giovanni Corbetta durante la nostra intervista ci ha spiegato che in Italia esiste una filiera di aziende qualificate che utilizzano la gomma riciclata per realizzare pavimentazioni stradali, superfici sportive, materiali per l’isolamento acustico, elementi dell’arredo urbano e tanto altro ancora! Portiamo alcuni degli esempi tra i più interessanti:

  • Asfalti modificati “silenziosi” e duraturi

G: “Ad oggi esistono in Italia oltre 470 km di strade asfaltate utilizzando bitumi modificati con gomma riciclata e l’interesse verso questa applicazione è in costante crescita. L’aggiunta del polverino di gomma modifica le proprietà̀ fisiche del bitume migliorando le prestazioni complessive della pavimentazione, consentendo:

  • riduzione della rumorosità̀ fino a 7 Db, che corrisponde a circa il dimezzamento del rumore percepito dall’uomo;
  • durata della pavimentazione fino a tre volte superiore rispetto a quella di un asfalto tradizionale;
  • maggiore resistenza della superficie al formarsi di fessurazioni e crepe di ogni tipo, da cui consegue il contenimento degli interventi di manutenzione e i relativi costi e disagi;
  • maggiore sicurezza grazie al migliore drenaggio dell’acqua, con aumento dell’aderenza e miglioramento della visibilità̀, e alla minor presenza di buche.

Vantaggi per chi guida, per chi vive o lavora vicino ad arterie stradali trafficate, ma anche per le tasche della Pubblica Amministrazione. La grande durata degli asfalti “gommati” e la possibilità di progettare ottime pavimentazioni di ridotto spessore, consente alla P.A. di investire ottimamente le risorse, riducendo i disagi ed utilizzando un materiale dalle elevate prestazioni 100% made in Italy. Ecopneus è, inoltre, partner del progetto LIFE Nereide, finanziato dalla Comunità Europea, che punta ad ottenere pavimentazioni stradali a bassa emissione sonora ed estremamente durevoli, grazie a gomma riciclata e fresato d’asfalto.

  • Campi polivalenti indoor e outdoor

Con la gomma riciclata è possibile realizzare superfici polivalenti adatte per la quasi totalità delle discipline, dal volley al basket, dalla ginnastica alla danza, dal tennis fino al calcio a 5. Possono essere realizzate “colando in opera” una miscela di granuli di gomma e resine poliuretaniche oppure affiancando dei materassini prefabbricati in gomma riciclata per formare un’unica superficie. In entrambi i casi, sopra lo strato in gomma viene successivamente applicata una resina poliuretanica colorata per il corretto “grip” e per tracciare le linee dei campi da gioco.

  • Isolanti acustici e materiali antivibranti

La gomma dei PFU viene utilizzata per produrre pannelli insonorizzanti, tappetini anti-calpestio, membrane impermeabilizzanti, materiali antivibranti e antisismici. Legata con poliuretani o altri materiali termoplastici costituisce dei veri e propri “building blocks” di elementi altamente performanti per l’isolamento acustico e lo smorzamento delle vibrazioni. Modulando opportunamente gli spessori, la rigidità̀ e i parametri di fono isolamento dei singoli prodotti è possibile intervenire in tutte quei contesti ove è necessario isolare dalle vibrazioni e dai rumori esterni costruzioni private, macchinari industriali o edifici sensibili come scuole ed

ospedali. Anche l’Auditorium Toscanini di Parma ha utilizzato 960 mq di materiali isolanti e fonoassorbenti in gomma riciclata per la riqualificazione acustica della propria Sala Prove principale.”

L: “Il campo dello sport, ad esempio quello del calcio, è uno dei settori in cui trova ampio spazio la gomma riciclata: quali sono i vantaggi e qual è la differenza in termini di prestazione rispetto al campo classico in erba?”

G: “I manti in erba sintetica artificiale hanno caratteristiche e vantaggi che li rendono preferibili ai campi in erba tradizionale dal punto di vista delle prestazioni degli atleti, della gestione complessiva dell’impianto e della manutenzione del campo. In proposito, Roberto Spagnolo, Direttore Operativo dell’Atalanta BC ha dichiarato: “oggi possiamo dire con certezza che, nel confronto, il contenimento dei costi che si ottiene con un campo in erba sintetica è mediamente oltre il 50% rispetto ad un campo in erba naturale.

Queste pavimentazioni infatti sono caratterizzate da:

  • Maggiore disponibilità̀ del campo, con miglior rapporto ore di gioco/anno rispetto ai manti tradizionali;
  • Elevata resistenza alle condizioni metereologiche più avverse;
  • Bassi costi di manutenzione;
  • Possibilità̀ di installazione senza restrizioni per le condizioni atmosferiche necessarie alla cura di un manto erboso tradizionale;
  • Minor consumo di acqua per l’irrigazione;
  • Possibilità̀ di utilizzare il campo da gioco per altri scopi senza pregiudicare il manto (concerti, presentazioni, incontri stampa, meeting, open-day, eventi vari);
  • Possibilità̀ di disputare gare in ogni stagione, anche con climi estremi.”

Un’intervista che ho cercato di trasporre nella maniera più trasparente possibile, per far luce su tutti gli aspetti più interessanti della realtà Ecopneus: i loro prodotti, l’utilizzo che si può fare con uno pneumatico considerato fuori uso e le soluzioni innovative che possono nascere.

Tutto questo ovviamente con lo scopo finale di garantire la massima sostenibilità ambientale, un impegno da non cui non possiamo esimerci, soprattutto visti i grandiosi risultati che porta alla vita di ognuno di noi e di ogni società.

Al via le Giornate mondiali dell’energia sostenibile 2021

Si svolgeranno nel mese di giugno e, precisamente, da venerdì 21 a martedì 25 giugno 2021, le Giornate Mondiali dell’Energia Sostenibile.

L’evento, coinvolge l’intero mondo della transizione energetica, ovvero tutti gli attori commerciali impegnati nel passaggio dall’utilizzo di fonti di produzione non rinnovabili a energie rinnovabili, considerate più efficienti e meno inquinanti. Come le aziende energetiche, aziende di tecnologia e attrezzature, fornitori di servizi, progettisti, comunità di finanziamento, sviluppatori, eccetera. Ma anche la comunità della ricerca energetica, i rappresentanti degli enti pubblici e oltre seicento esperti provenienti da più di sessanta Paesi del mondo.

Organizzata per mostrarci in che modo è possibile realizzare una ripresa verde nella pratica e come la transizione energetica sia in grado di contribuire come motore di investimento a questa trasformazione, la rassegna rappresenta una delle più grandi conferenze europee sulla neutralità climatica.

Una serie di appuntamenti dedicati, organizzati dall’OÖ Energiesparverband, agenzia austriaca istituita dal governo regionale nel 1991 per l’energia, con la missione di promuovere l’efficienza energetica e le fonti di energia rinnovabile.

Conferenze ma anche esperienze pratiche attraverso visite tecniche in loco a progetti energetici innovativi, una grande fiera sull’efficienza degli edifici e sulle energie rinnovabili (ad oggi, rinviata al 2022), e altri appuntamenti multidisciplinari.

A Wels, in Austria, ma anche online. E tutti possiamo partecipare. È sufficiente registrarsi sul sito https://www.wsed.at/online-registration. Tra i Paesi protagonisti e organizzatori, anche l’Italia, e l’ASVIS – Associazione Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, nata nel 2016 con l’obiettivo di far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenza 2030 per lo sviluppo sostenibile e mobilitare allo scopo di realizzarne gli Obiettivi.

Azioni rispettose dell’ambiente che abitiamo, abitudini per prendersi cura di un luogo speciale, cinque giornate di appuntamenti dedicate all’ambiente e lo sviluppo sostenibile. Temi centrali del World sustainable energy days 2021, un programma di eventi ideato per creare momenti di riflessione e sensibilizzazione, di approfondimento e dialogo.

L’edizione 2021, si concentra sul tema della transizione energetica come incentivo alla ripesa economica dopo il Covid.

E approfondire differenti temi, dai cambiamenti climatici ai modelli economici, 6 conferenze dedicate, tra cui la European Energy Efficiency Policy Conference, la European Pellet Conference, la Industrial Energy Efficiency Conference e la Smart E-Mobility Conference.

Energy Italy Spa: STORIE DI SUCCESSO

Il settore delle energie rinnovabili è in una fase di rapida espansione e continua evoluzione ed è per questo essenziale affidarsi ad aziende di consolidata esperienza.

Energy Italy dal 2012 si dedica alla ricerca e selezione dei migliori prodotti e servizi per la produzione di energie da fonti rinnovabili ed il risparmio
energetico. Alla velocità dei cambiamenti deve corrispondere una risposta altrettanto veloce ed innovativa e sempre soddisfacente le richieste senza mai tralasciare la qualità.

La parola su cui si incentra l’attività dell’azienda è il green ed il correlativo binomio competitività e rispetto. Competitività perché l’instaurazione di impianti specifici per produrre in maniera autonoma energia elettrica e/o termica e la continua ricerca di prodotti innovativi al passo con i tempi e l’evoluzione delle esigenze, si traduce in risparmio di costi e spese.
Rispetto, perché puntare sul green e l’energia rinnovabile è una scelta di responsabilità sia per chi ne fa cardine della propria attività ma anche per chi ne accoglie l’offerta; rispetto per l’ambiente e per le future generazioni che hanno il diritto morale di ereditare un mondo (inteso come ambiente in cui vivere) il più sano possibile.

Il futuro è green e green è il colore di Energy Italy che non guarda mai al passato se non per prenderne insegnamento e come parametro di miglioramento ma è sempre proiettata all’innovazione, al rinnovamento, alla novità.

La storia di Energy Italy è infatti una storia di continui nuovi obiettivi e nuovi traguardi; personalmente sono rimasta stupita di come un’azienda
così giovane abbia raggiunto risultati così importanti quasi difficili da elencare nella totalità e sono sicura che quelli che citerò (che sono solo alcuni ma penso i più significativi) faranno rimanere a bocca aperta tutti voi lettori.

Innanzitutto la storia di Energy Italy mi ha fatto capire come un‘azienda ed il suo successo siano la storia, la capacità ed il successo delle persone che
la compongono; l’importanza dell’intuizione ma anche della competenza.

Energy Academy (prima grande “creazione di Energy Italy”) è proprio un effetto-conseguenza di questo principio: nata per formare in campo tecnico, commerciale ed attitudinale i suoi professionisti e manager ha poi esteso il suo programma, ricco di corsi e percorsi di formazione, anche alla domanda “esterna” caratterizzandosi per numeri incredibili, di partecipanti, formatori, offerte formative (vi rimandiamo all’articolo ad essa dedicato nell’uscita precedente); io penso che parta da qui il successo di Energy Italy, dall’importanza che si da alla conoscenza ed alla formazione, che trovo condizioni imprescindibili per un successo non fortuito ma con basi solide e che diventa quindi sinonimo di affidabilità, perché da qui parte il successo della persona quindi anche di un’azienda la cui risorsa principale rimane sempre quella umana.

Alla base di questo principio è anche la creazione della recentissima Energy Ing, società di ingegneria che si occupa principalmente dello sviluppo
di progetti innovativi propedeutici al Superbonus 110% e a tutte le attività che concorrono al miglioramento energetico degli edifici.

Sostenitrice dell’assioma che intuizione, formazione e quindi competenza sono alla base di ogni successo (non effimero ma concreto e duraturo), Energy Italy fa brillare la sua history case di successi. Nel 2017 viene fondata Energy plus (con l’ introduzione dei contratti luce e gas), una Energy Service Company (ESCo) che è altro non è che un’impresa che fornisce tutti i servizi necessari a realizzare un intervento per il miglioramento dell’efficienza energetica; essa offre ai propri clienti una
diagnosi energetica ed i relativi strumenti per valutare le opportunità di intervento, con lo scopo di ridurre i costi legati all’ energia ed alla dipendenza da fonti energetiche non rinnovabili.

Nel 2018 Energy Italy ottiene la certificazione ISO, che assicura i clienti e le aziende partner circa la qualità organizzativa di un impresa, dei prodotti
offerti e delle prestazioni del servizio; sempre nello stesso anno partecipa al Comitato Economico Sociale Europeo (riunitosi a Bruxelles con l’obiettivo di incentivare un’alimentazione sana e sostenibile) di cui voglio riportare le parole dell’amministratore rivolte ad Energy Italy perché lo trovo un
passaggio chiave della sua attività e del suo ruolo (e anche di orgoglio):

“Dear Energy Italy Spa, sono lieto di inviarvi il parere esplorativo del CESE
su un ruolo più costruttivo per la società civile nell’attuazione del diritto ambientale adottato il 30 ottobre 2019. Il CESE ti ringrazia per il prezioso contributo al progetto durante l’incontro e la Conferenza. Ciò ha portato ora al documento allegato che è stato consegnato alla Commissione Europea, al Parlamento ed al consiglio per ulteriori azioni.”

Un riconoscimento Europeo dell’impegno continuo che in pochi possono vantare. Ad obiettivi e riconoscimenti così importanti per la filosofia e anche e soprattutto per l’operato concreto dell’azienda, ne corrispondono di importanti anche dal punto di vista economico (che senza ipocrisie sono condizioni sine qua non per la concretizzazione dei principi e della visione aziendale e una causa-effetto della efficace azione della stessa):
giugno del 2018 vede infatti il passaggio del capitale sociale da 120.000 euro a 1.250.000 di euro (!), di cui 250.000 euro in azioni privilegiate, per arrivare ad un ulteriore incremento di 300.000 euro quest’anno con un collegato ampliamento dell’oggetto sociale.

Ed è grazie a questi risultati che oltre all’acquisto degli uffici dove opera la sede centrale, sono state acquistate e aperte due nuovi sedi (Partanna – TP – e Catania) per poter essere al massimo dell’efficienza offrendo supporto ai clienti e a chi opera attivamente dal punto di vista organizzativo ed esecutivo.

Sempre curiosa e disponibile a promuovere iniziative portatrici di innovazione, Energy Italy è un’azienda che da spazio alle idee e alla vivace intelligenza delle persone, supporta le idee sperimentali ed originali frutto di menti creative e preparate e che vedono in “green”; tra queste merita di essere citato un progetto ideato e realizzato dall’Arch. Leonardo Di Chiara, ricercatore presso la Tinyhouse University, un’Associazione no profit impegnata nello sviluppo di soluzioni innovative per il vivere contemporaneo.

L’iniziativa aveva come oggetto la sperimentazione di una casa mobile su ruote di 9 mq, costruita a Pesaro ed esposta al Museo di Design del Bauhaus-Archiv a Berlino fino a marzo 2018. Con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico nei confronti del movimento “Tiny House”, ma più in generale per promuovere una discussione sulla sostenibilità dell’abitare in relazione ai bisogni della società contemporanea, la Tiny House aVOID è stata costruita a Pesaro ed è stata inaugurata il 19 Agosto 2017 al Bauhaus-Archiv/Museum of Design di Berlino.

Energy Italy Spa ha deciso di aderire al progetto in qualità di sponsor tecnico, attraverso la fornitura di pannelli Infrarossi e di un impianto fotovoltaico (in fase di installazione che prevediamo sarà pronto
per le tappe di Roma) che diventeranno parte della Tiny House.

La storia di Energy Italy sembra la narrazione di un romanzo di formazione, dove in primo piano ci sono l’evoluzione, i cambiamenti, le continue sfide del protagonista che ha una morale (che alla base del successo c’è, oltre all’intuizione, la competenza, la formazione, la costanza e la voglia di continuo miglioramento) ed in questo caso … un finale aperto perché saranno ancora tanti gli obiettivi prefissati e raggiunti, da ultimo la nuova e titanica sfida: la riqualificazione energetica degli edifici con il Superbonus 110% che ha portato all’acquisizione di 5000 clienti ed alla creazione della grande rete di impresa Energy Re (oltre 200 imprese affiliate), la fondazione di Energy Ing e il primo spot su Mediaset.

La visione aziendale delle imprese che hanno puntato sul green, tra cui spicca Energy Italy sta per avere la più grande fase di concretezza dell’epoca moderna; con Il Recovery Fund gli Stati mettono al centro delle politiche economiche quelle ambientali (e viceversa) e non solo al centro di programmi demagogici di propaganda ma finalmente della così detta realpolitik.

Buco dell’ozono: 16/05/1985 – 28/12/2020

«A cosa ci serve aver sviluppato una scienza in grado di fare previsioni se tutto quello che siamo disposti a fare è restare fermi e aspettare che quelle
previsioni si realizzino?»
Questa è la frase pronunciata dal ricercatore statunitense Frank Sherwood Rowland che nel 1972 durante una conferenza sull’utilizzo dei CFC (clorofluorocarburi) li definì dannosi per l’ozono. Rowland scoprì che questi gas venivano trasportati nella stratosfera e a queste elevate altitudini la luce solare poteva scomporre i CFC liberando nella stratosfera un elemento capace di distruggere lo strato di ozono che protegge la terra dalle radiazioni più intense e più pericolose tra quelle emanate dal sole.
La scoperta non venne accolta con entusiasmo a causa degli interessi economici mondiali che giravano intorno ai CFC, impiegati come refrigerante, solvente e come propellente nelle bombolette
spray; molto apprezzati perché non erano infiammabili ed erano molto meno tossici delle sostanze utilizzate in precedenza. Come in tutte le società che meno si rispettano, Rowland non solo non venne ascoltato ma fu addirittura accusato di far parte del KGB e la sua scoperta venne ridicolizzata.
Quanto accaduto, fortunatamente, non fermò gli studi del ricercatore che nel 1995 venne insignito del Premio Nobel per la chimica.


Di seguito una breve cronostoria del buco dell’ozono, dalla sua scoperta avvenuta il 16 maggio 1985 fino alla chiusura dello scorso 28 dicembre
2020, dopo aver raggiungo la dimensione record nel settembre dello stesso anno.

1972

Frank Sherwood Rowland durante una conferenza sui CFC, li definisce dannosi per l’ozono presente nella stratosfera.

1976

Stati Uniti, Canada, Norvegia, Svezia e Danimarca iniziano ad approvare regolamenti che limitano l’utilizzo di CFC.

1978

Gli Stati Uniti vietano completamente le bombolette spray che contenevano CFC.

1985

Il 16 maggio la rivista scientifica Nature pubblica l’articolo del fisico Joe Farman che insieme alla sua équipe scopre un buco nella fascia dell’ozono
a 22 chilometri di altezza sopra i ghiacci dell’Antartide. Le temperature rigide della zona creano l’ambiente ideale per le reazioni chimiche che
portano alla dissoluzione dell’ozono. Farman e la sua squadra scoprono che nel periodo che va da agosto a dicembre lo strato di ozono si riduce del 70% formando un buco grande quanto un piccolo continente.

1987

Il 16 settembre viene firmato il protocollo di Montréal volto a ridurre la produzione e l’uso di quelle sostanze che minacciano lo strato di ozono, in particolare i gas CFC.

1989

Il 1° gennaio entra in vigore il protocollo di Montréal che verrà sottoposto a revisioni nel 1990 a Londra, 1992 a Copenaghen, 1995 a Vienna, 1997 a Montréal e 1999 a Pechino. Assistiamo a quello che lo stesso ex segretario
dell’ONU Kofi Annan definisce un esempio di eccezionale cooperazione internazionale, probabilmente l’accordo di maggior successo tra nazioni.

2020

Il 20 settembre il buco dell’ozono raggiunge una dimensione di 24,8 milioni di chilometri quadrati, diffondendosi su gran parte del continente Antartico.

2020

Il 28 dicembre si chiude quello che è stato il buco dell’ozono più ampio di sempre. La WMO (Organizzazione Mondiale della Meteorologia) non esclude del tutto che una delle cause della chiusura possa essere legata alle ridotte emissioni dovute ai prolungati periodi di lockdown a livello mondiale ed è per questo che invoca l’importanza del protocollo di Montréal.

2050

Anno in cui la situazione tornerà ai livelli antecedenti il 1980.

GREEN PEA: il dovere dell’educazione, la bellezza della sostenibilità

Ormai è chiaro quanto per noi di Atlas sia fondamentale il tema della sostenibilità ambientale, il perché è fondamentale e allo stesso tempo ovvio: noi tutti viviamo sulla Terra, proprio per il puro fatto che sia casa nostra dobbiamo trattarla con estremo rispetto, riducendo al minimo l’impatto che abbiamo su di essa, rispettando l’ambiente e gli ecosistemi che la abitano assieme a noi.

Atlas è fondamentale anche per questo, diffondere il messaggio: uno strumento potente che cerca di trasmettere la cultura del rispetto ambientale e quindi ci rende responsabili dell’obiettivo più grande, ossia salvare il nostro pianeta. L’unico modo per poterlo fare in maniera efficace è quello di farlo insieme, coinvolgendo quante più realtà possibili che si uniscano al nostro grido di battaglia per l’ambiente.

Con noi in questo articolo infatti parleremo di un’altra realtà innovativa e avanti con il tempo, avvincente e affascinante perché lega al massimo quello che per noi è dilettevole all’utile, o meglio il dovere con la bellezza.

Stiamo parlando del centro commerciale più green del pianeta e che si trova a Torino: Green Pea!

Abbiamo avuto l’onore di intervistare in esclusiva per Atlas il CEO del progetto e della realtà di Green Pea, Francesco Farinetti, che ci ha raccontato come è nata l’idea, quali sono le prospettive che si pongono davanti e tante altre curiosità dietro questa grande iniziativa.

Per Francesco è stato un percorso e un risultato logico quello di Green Pea: parte tutto da quella che è oggi la realtà di Eataly (altra creatura affascinante sempre opera della famiglia Farinetti), ossia portare in Italia e in tutto il mondo la miglior food experience che il nostro paese possa offrire al cliente, rispettando il territorio e mostrando la bellezza naturale in un ambiente elegante, moderno, accogliente. Sono aspetti fondamentali per educare il target a consumare nel modo più responsabile possibile, che non significa “mangiare cose sane, punto” ma al contrario essere anche consapevoli. Una parola che spesso passa in sordina per la superficialità con cui viene affrontata, la stessa con cui potremmo affrontare un’etichetta sul retro di un prodotto alimentare.

Quindi perché Francesco Farinetti ci ha raccontato questa premessa? Perché la chiave di un messaggio e renderlo comprensibile a tutti, specialmente a chi ha in mano il futuro del nostro pianeta, è l’educazione, la scuola. Eataly è stata, ed è ancora oggi, ispirazione di quello che è il progetto finale di Green Pea: deve essere un luogo fisico in cui ci sia uno scambio di conoscenze sostenibili, in cui i più grandi ma soprattutto i più piccoli siano in grado di apprendere ciò che vedono attorno e quello che vedono deve essere la rappresentazione ideale di un futuro sostenibile e di un posto in cui non ci si pone limite nella creazione di nuove idee per salvare il pianeta.

Dopo quindi aver capito le ragion d’essere della realtà create dal fondatore di Green Pea e di Eataly, effettivamente viene da chiedersi come rendere concreti questi concetti così importanti e delicati come appunto l’educazione, la formazione, la consapevolezza. Francesco ci spiega anche questo dettaglio importante.

L’edificio si struttura in ben 5 piani, ciascuno ovviamente dedicato ad un tema vicino alla sostenibilità ambientale ma se vogliamo che ne esplora anche le bellezze: dai vestiti, al cibo, alle macchine costruite dall’uomo per sfruttare al meglio il pianeta per fare del bene ma sempre senza mai lasciare il visitatore dall’apprendere su cosa sta camminando, cosa sta guardando e che ispirazione può trarre da tutto ciò.

Il Piano 0, dedicato al tema Life, propone le aziende più autorevoli che si impegnano al 100% nel sostenibile e investendo sul futuro più verde: FCA, Iren, Enel X, TIM, Unicredit, Mastercard, FTP Industrial e Samsung che è anche partner tecnologico. Quello che è più interessante e che Francesco ha tenuto far notare è la presenza del Green Pea Discovery Museum. Come abbiamo citato finora, l’educazione e l’apprendimento sono tutto per porre delle fondamenta solide su cui poter costruire davvero un futuro per questo pianeta. Ecco, quindi, perché appena entrati abbiamo il museo di Green Pea, perché dobbiamo immergerci appieno in questa mentalità, scoprirla e toccarla con mano, come gli strumenti che ci spiegano come creare energia elettrica in maniera sostenibile e pulita oppure la storia del movimento green, chi ha ispirato tutto questo. Con questo, Green Pea si pone come luogo di accoglienza ma anche e soprattutto come educatore.

Poi ci eleviamo al piano 1, in cui entriamo in un altro tema quotidiano in cui possiamo fare la differenza, ossia Home (Casa). oltre 40 Partner tra i quali Whirlpool, Valcucine, Roda, Gervasoni, Riva 1920, Pianca, Rubelli, Artemide, Driade e FontanaArte, sotto la guida del Home Brand Director Pierangelo De Poli. Il significato di questa scelta è altrettanto affascinante, perché per poter cambiare il mondo dobbiamo partire da noi stessi, in cui ognuno faccia la propria parte: dal chiudere un rubinetto così da non sprecare acqua all’avere elettrodomestici con un basso consumo o mi spiego meglio, con un consumo efficiente e intelligente. Il mondo inizia a cambiare quando ogni individuo diventa consapevole del proprio ambiente e quanto può migliorarlo, deve diventare quindi un’estensione di noi stessi.

Così come casa nostra, noi siamo anche quello che vestiamo. Ecco che ci addentriamo quindi al piano successivo, il secondo, quello dedicato al Fashion: i migliori marchi della moda sostenibile italiana e internazionale tra i quali Borbonese, Timberland, PT Torino, Patagonia, ESEMPLARE, oscalito1936, Drumohr, Giampaolo, Ecoalf, North Sails, Dedicated e Ortigni sotto la guida del Fashion Brand Director Roberto Orecchia. E poi sartoria del passato e del futuro, con la avatar factory Igoodi. Quale modo migliore per portare all’esterno il messaggio di Green Pea se non vestendosi in maniera sostenibile? Tra le aziende più conosciute al mondo della moda all’interno dell’ambiente più eco-friendly possibile. Una collaborazione o meglio una sinergia efficace in grado di garantire al cliente che essere sostenibile non solo è un dovere ma è anche bello, attraente in una parola: efficace. E le aziende sono sempre più consapevoli di questo aspetto, che lo si voglia o meno la sostenibilità deve arrivare il più lontano possibile. Per fare ciò bisogna colpire il target nella maniera più fruibile possibile e nel modo più green, dalla A alla Z. Francesco Farinetti con Green Pea l’ha intuito e ha incrociato questi interessi con il dovere della sostenibilità creando lo spazio, il luogo ideale per accogliere questi bisogni, senza mai scordare il ruolo importante di educatore verso le persone, verso il futuro.

Decolliamo verso il terzo piano, dunque, il piano dedicato alla Bellezza: le migliori firme italiane dell’abbigliamento – Ermenegildo Zegna, Brunello Cucinelli, Herno e SEASE – proporranno concept store dedicati a Green Pea. E, parallelamente, cosmesi, libri, cultura e cibo, insieme. Da un nuovo format di Sartoria Cosmetica con Allegro Natura a un Bistrot Pop, 100 Vini e Affini, in collaborazione con Fontanafredda e Affini fino, a un Ristorante Stellato, Casa Vicina, gestito dalla famiglia Vicina.

Il piano 4 invece ospita un esclusivo, ma inclusivo, Club sul Rooftop dedicato all’Ozio Creativo, con l’alkemy Spa, Cocktail Bar e la prima infinity pool di Torino affacciata sull’arco alpino: l’Otium Pea Club, curato da To Be srl.

È forse proprio all’ultimo piano che troviamo il cuore di Green Pea, perché come tiene dire Francesco Facchinetti spesso è proprio nell’incontro tra le persone che nascono le idee migliori e il Club sul Rooftop ha proprio questo ideale di riunione inclusiva al centro, in cui le persone dopo un vero e proprio viaggio all’interno dell’edificio si incontrano per parlare e riflettere, pensare che forse essere green non è così male e impossibile oggi, ma qualcosa di bello, di doveroso soprattutto visto il grande risultato ottenuto con il luogo appena visitato.

Prende vita anche un altro aspetto vitale per noi e per le nostre menti: il tempo.

Il Presidente di Green Pea ha infatti analizzato anche questo aspetto per costruire attorno ad esso il progetto: sostenibilità, infatti, è un concetto all’idea del tempo, ossia quanto può durare qualcosa. Nasce con l’avvento del pianoforte: uno dei suoi pedali si chiama sustain cioè proprio quello strumento che allunga la nota, per farle durare più a lungo. Ecco che quindi traducendo nuovamente in sostenibilità ambientale per Green Pea, significa scoprire e riscoprire nuovi modi per dare nuova vita agli aspetti che pensavamo fossero conclusi o fini a sé stessi, far durare dunque il più possibile la bellezza delle cose, rinnovandole.

Il tempo però non ci stupisce solo in questo aspetto ma anche per la concezione di ozio creativo, che si contrappone proprio al neg-ozio (aspetto visitato nei piani sottostanti al quarto). Comunemente l’ozio è sinonimo di tempo sprecato o tempo per far nulla di produttivo, ma nell’antichità l’otium è il momento migliore in cui avviene l’epifania di un’idea, è il momento cruciale in cui avviene il cambiamento del mondo e che spiega quindi il perché ancora una volta dell’ultimo piano del Green Pea: il piano dedicato all’incontro tra pensieri mentre siamo in un momento di ozio creativo, ossia quel momento dove la mente si libera nel modo più libero possibile e perché no, anche geniale. Non è nemmeno un caso che il luogo che ospitava l’otium nell’antichità si chiamasse scholè, luogo in cui si vive l’amore per il sapere.

Concludendo quindi questo bellissimo viaggio all’interno di Green Pea: abbiamo scoperto grazie al nostro ospite Francesco Farinetti che questo non è solo un luogo pieno di bellezze architettoniche, design, intrattenimento nel nome della sostenibilità, ma anche un luogo di culto per essa: si parla di conoscenza, apprendimento, futuro e educazione. Concetti imprescindibili al giorno d’oggi, ora più che mai nella situazione che il nostro pianeta sta vivendo. Il più grande e l’unico centro commerciale sostenibile diventa quindi simbolo vero e proprio non solo del vivere in maniera sinergica con l’ambiente circostante ma anche educare il prossimo a farlo in tutto il mondo: dal consumare, al vestire, al confrontarsi a vicenda.

È solo così che si diventa parte del cambiamento, l’indifferenza lo uccide.