FINE STATO D’EMERGENZA: COME CI SI COMPORTA?

Dopo più di due anni e tre (per alcuni quattro) dosi di vaccino contro il Covid 19, sembrerebbe esserci finalmente una luce in fondo al tunnel!
Dal 1° aprile, infatti, finalmente possiamo cominciare a riprendere a conoscere quella che una volta era conosciuta come normalità nella nostra società, sempre con grande cautela chiaramente. Noi di Atlas Magazine vorremmo ricapitolare quelle che saranno le nuove regole che entreranno in vigore, un po’ per chiarezza e un po’ capire quali potrebbero essere i prossimi passi di questa lenta ripresa.

Nonostante la conclusione dello stato di emergenza, le buone vecchie mascherine saranno ancora con noi, non in tutti i casi ma come viene descritto nel nuovo decreto ci saranno delle situazioni che ancora ad oggi necessitano queste misure di sicurezza, ovvero:

a) per l’accesso ai seguenti mezzi di traporto e per il loro utilizzo:

  • aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone;
  • navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale;
  • treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo interregionale, Intercity, Intercity Notte e Alta Velocità;
  • autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, ad offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due regioni ed aventi itinerari, orari, frequenze e prezzi prestabiliti;
  • autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente;
  • mezzi impiegati nei servizi di trasporto pubblico locale o regionale;
  • mezzi di trasporto scolastico dedicato agli studenti di scuola primaria, secondaria di primo grado e di secondo grado;

b) per l’accesso a funivie, cabinovie e seggiovie, qualora utilizzate con la chiusura delle cupole paravento, con finalità turistico – commerciale e anche ove ubicate in comprensori sciistici;

c) per gli spettacoli aperti al pubblico che si svolgono al chiuso o all’aperto in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali assimilati, nonché per gli eventi e le competizioni sportivi.

C’è da specificare anche che ci saranno dei soggetti esclusi da queste regole e sono:

  • i bambini di età inferiore ai sei anni;
  • le persone con patologie e/o disabilità che non permettano l’uso della mascherina, nonché le persone che devono comunicare con una persona con disabilità in modo da non poter fare uso del dispositivo
  • i soggetti che stanno svolgendo un’attività sportiva.
  • Ma arriviamo a quello che è stato il grande protagonista dall’anno scorso, frutto di grandi dibattiti e manifestazioni: il Green Pass e la sua evoluzione, il Super Green Pass.

GREEN PASS BASE: LE REGOLE DAL 1° APRILE

L’idea che si fonda sulle nuove regole è sempre orientata sulla graduale eliminazione del Green Pass. Ci saranno quindi ancora delle situazioni in cui sarà necessario esserne muniti, ovvero:

  • nelle mense e catering continuativo su base contrattuale;
  • servizi di ristorazione svolti al banco o al tavolo, al chiuso, da qualsiasi esercizio, ad eccezione dei servizi di ristorazione all’interno di alberghi e di altre strutture ricettive riservati esclusivamente ai clienti ivi alloggiati;
  • concorsi pubblici;
  • corsi di formazione pubblici e privati, fermo restando quanto previsto dall’articolo 9-ter.1 e dagli articoli 4-ter.1 e 4-ter.2 del decreto legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76;
  • colloqui visivi in presenza con i detenuti e gli internati, all’interno degli istituti penitenziari per adulti e minori;
  • partecipazione del pubblico agli spettacoli aperti al pubblico, nonché agli eventi e alle competizioni sportivi, che si svolgono all’aperto.

Dal 1° al 30 aprile 2022 è consentito sull’intero territorio nazio- nale esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19 da vaccinazione, guarigione o test, cosiddetto green pass base, l’accesso ai seguenti mezzi di trasporto e il loro utilizzo:

  • aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone;
  • navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale, ad esclusione di quelli impiegati per i collegamenti marittimi nello Stretto di Messina e di quelli impiegati nei collegamenti marittimi da e per l’arcipelago delle Isole Tremiti;
  • treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo interregionale, Intercity, Intercity Notte e Alta Velocità;
  • autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, ad offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due regioni ed aventi itinerari, orari, frequenze e prezzi prestabiliti;
  • autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente

GREEN PASS RAFFORZATO: E ADESSO?

Anche per questo caso, il GPR vuole essere gradualmente omesso, ma appunto come citato a inizio articolo le regole del gioco sono tutte ritmate da grande cautela. Dunque sarà ancora presente la versione potenziata del Green Pass ma solo in determinati casi. Andiamo a vederli:

  • piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra e di contatto, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, per le attività che si svolgono al chiuso, nonché spazi adibiti a spogliatoi e docce, con esclusione dell’obbligo di certificazione per gli accompagnatori delle persone non autosufficienti in ragione dell’età o di disabilità;
  • convegni e congressi;
  • centri culturali, centri sociali e ricreativi, per le attività che si svolgono al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi, e le relative attività di ristorazione;
  • feste comunque denominate, conseguenti e non conseguenti alle cerimonie civili o religiose, nonché eventi a queste assimilati che si svolgono al chiuso;
  • attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;
  • attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche e locali assimilati;
  • partecipazione del pubblico agli spettacoli aperti al pubblico, nonché agli eventi e alle competizioni sportivi, che si svolgono al chiuso.

ISOLAMENTO E AUTO SORVEGLIANZA

Nel caso si risultasse positivi e si fosse stati a contatti con un soggetto positivo, le regole rimangono pressoché invariate dal momento che ancora oggi costituisce una situazione di pericolo essere esposti al virus.

Per chi fosse positivo, dunque, rimarrà invariata l’isolamento nella propria dimora fino all’accertamento della guarigione.
Per chi fosse stato un contatto stretto con la persona infetta invece ci sarà sempre il regime di auto sorveglianza, consistente nell’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2, sia in luoghi chiusi che in assembramenti fino al decimo giorno dall’ultimo contatto. Eventualmente comparissero i sintomi, sarà necessario rivolgersi in una clinica abilitata per svolgere un test rapido o molecolare dal quinto giorno dall’ultimo contatto.

Qualora l’esito risultasse negativo, si potrà chiaramente cessare il periodo di isolamento.
Concludendo, possiamo ribadire che piano piano, con la giusta cautela e buon senso, stiamo rivedendo un ricordo sbiadito della normalità. I prossimi passi saranno sempre più incentrati verso una graduale eliminazione del Green Pass e delle mascherine, ma sempre nella speranza non ci siano nuovi inconvenienti legati alle varianti del virus.

NFT: COSA SONO, OPPORTUNITÀ E INSIDIE!

Il Metaverso è stata una notizia che ha cambiato le visioni sul futuro in ciascuno di noi: un mondo completamente digitale che ti permette letteralmente di navigare il web, come lo faresti nella realtà.

Per molti sembra essere l’ennesimo passo verso un futuro sem- pre più oscuro, dominato dall’alienazione umana, in cui ognuno rimane intrappolato nel proprio universo creato a sua immagine e somiglianza, rifiutando la realtà.

Per altrettanti invece si sono aperte nuove opportunità da coglie- re, investendo e creando l’infrastruttura per farsi trovare pronti per qualsiasi nuovo avvenimento, generando anche un nuovo guadagno: negozi digitali, social network immersivi, giochi in realtà virtuale e infine NFT.

Ma cosa sono i NFT?

Negli ultimi mesi se ne è parlato parecchio, un acronimo che si- gnifica non-fungible token (in italiano token non fungibile o get- tone non replicabile).
In maniera semplicistica, si tratta di certificati “di proprietà” su opere digitali.

Dettagliatamente è un tipo speciale di token crittografico che rappresenta l’atto di proprietà e il certificato di autenticità scritto su Blockchain di un bene unico (digitale o fisico). Proprio per la loro natura di non reciprocità, si differenziano dunque dalle criptovalute, come i bitcoin per esempio, che sono invece fungibili. Gli NFT vengono usati in applicazioni particolari che richiedono oggetti digitali unici come cripto art, oggetti da collezione digitali e giochi online. In particolare, il mondo dell’arte è uno dei primi campi di utilizzo di NFT, per la sua capacità di fornire prove di autenticità e proprietà dell’arte digitale che altrimenti avrebbe dovuto fare i conti con il potenziale della riproduzione di massa e distribuzione non autorizzata sul web. Il mercato dei NFT nel terzo trimestre del 2021 valeva 10,7 miliardi di dollari.

Come funzionano i NFT?

L’acquisto di un’opera legata a un non-fungible token non è l’acquisto dell’opera, ma la possibilità di dimostrare un diritto sull’opera, garantito tramite uno smart contract. Tutto comincia con una versione digitale dell’opera d’arte. Solitamente, si usa una foto digitale o una sua documentazione filmata e salvata in formato digitale. Viene compressa in una sequenza, chiamata hash (dal verbo to hash in inglese, ovvero sminuzzare), che poi viene memorizzata su una blockchain. L’uso di questi token ha aperto la strada a un mercato automatizzato di hash, in cui il creatore può usare il token per aggiungere al suo interno il proprio hash e quindi venderlo in cambio di un pagamento in criptovaluta. Dal momento che l’NFT tiene al suo interno traccia delle vendite dell’hash, in modo che risulta possibile tracciare i passaggi di mano fino al suo creatore, è possibile dimostrarne il possesso con una prova di autenticità e di proprietà dell’opera. Proprio come detto all’inizio, anche con questo aspetto di non reperibilità si può tranquillamente separare NFT con criptovalute.

Il diritto d’autore e la normativa

I NFT hanno rivoluzionato il campo del diritto d’autore nel loro complesso.
Dalla loro nascita, nel 2014, si sono rivelati una grande novità. Nell’ambito degli NFT, tramite il loro utilizzo, chi acquista un token non acquista i diritti d’autore sul contenuto oggetto del token, ma acquista un certificato che gli consente di tenere trac- cia e provare la proprietà della copia digitale acquistata. Quindi di una stessa opera possono essere venduti indefiniti NFT a soggetti diversi, tutti allo stesso modo proprietari di una singola copia, ma non dell’originale. Quest’ultimo rimarrà di esclusiva proprietà dell’autore che avrà la possibilità di sfruttare economicamente un numero indefinito di volte la propria opera, venendo remunerato per l’acquisto di un token ad essa collegato.

Come acquistare un NFT e come investire

Per i molti che ancora non hanno mai affrontato l’argomento del- le NFT o comunque per le criptovalute volendo, per acquistare serve una blockchain.
Ma di quale tipologia? Quasi sempre si tratta dell’Ethereum, ma ultimamente stanno arrivando soluzioni alternative come Flow Blockchain, Binance Smart Chain, Solana, Cardano, Polygon, TRON e EOS. Le piattaforme per negoziare NFT sono numerose, da Open Sea a Nifty Gateway, da Valuables (per l’acquisto di tweet) a CryptoKitties. Ci sono Rarible e SuperRare specializzate in opere d’arte o Valuables per l’acquisto di tweet. Le transazioni avvengo- no per la quasi totalità dei casi in criptovaluta; quindi, è necessa- rio disporre di un portafoglio digitale (wallet) come Metamask.

Alcuni casi simbolo

Nella classifica degli NFT più costosi domina la crypto-art. A inizio 2021 ha suscitato grande clamore l’artista digitale Beeple che ha lanciato il lavoro Everydays. The first 5000 days, un collage di altre 5000 opere, venduta dalla famosa casa d’aste Christie’s per una cifra di circa 39.000 ETH, cioè oltre 69 milioni di dollari, a Me- takovan, pseudonimo del fondatore di Metapurse, il più grande fondo NFT al mondo. Di fatto Metakovan non ha la disponibilità del file, ma a tutti gli effetti è l’unico possessore della totalità dei diritti associati all’opera. Tra i non-fungible token più cari anche il primo tweet della storia, scritto da Jack Dorsey, venduto per 2,9 milioni di dollari.

Adesso l’articolo si farà decisamente più tecnico ma cercherò di spiegare al meglio ogni aspetto.
Partiamo intanto dal dato di fatto che il settore sta vivendo una fase di grande speculazione e per una buona fetta di progetti digitali in vendita è poco chiaro chi ci sia dietro: non solo chi abbia creato l’opera, ma anche la roadmap studiata per far crescere il

valore del progetto stesso. Altro aspetto a cui prestare attenzione riguarda il modo in cui minare (ossia “coniare”) un NFT. È possibile farlo con una public mint, oppure tramite whitelist. Nel primo caso è molto importante sapere che esiste il problema della gas war. Per ogni transazione, oltre al valore stesso dell’opera, si deve sempre riconoscere alla blockchain una fee, ovvero una tassa. Quest’ultima è un dato variabile, dipende dalla blockchain stessa, ma cambia anche in base alla domanda generata dal mercato per quel determinato NFT. Al verificarsi di una gas war, con migliaia di utenti interessati, il valore della fee crescerà in modo esponenziale, superando di molto anche il valore stesso del token. Una volta però che si è scommesso, puntando sul gas fee, quest’ultima andrà comunque pagata alla blockchain, anche se non si riesce ad aggiudicarsi nemmeno un NFT e non può essere rimborsata da parte di nessuno, poiché appunto va alla blockchain usata.

La whitelist, invece, è una lista privilegiata di persone con accesso prioritario all’acquisto (randomizzato). Chi accede alla whitelist riuscirà ad aggiudicarsi uno o più degli NFT, ma quale porterà nel proprio wallet sarà il caso a deciderlo. Può capitare di acquistare un NFT rarissimo, come un’opera poco rara.

Insomma, NFT, Metaverso, criptovalute, portafogli. Tantissimi termini, tantissime conoscenze su un mondo ancora molto giovane nonostante esisti da una decina di anni.
Resta da continuare a informarsi e capire le nuove potenzialità, guadagni e insidie per poter effettivamente capire cosa abbiamo davanti a noi e in che modo migliore possiamo usare tutto questo.

LA NUOVA RIFORMA DEL PROCESSO CIVILE dell’Avv. Simone Facchinetti

Con Legge n. 206 del 26 novembre 2021, la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica hanno delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi volti alla riforma del processo civile entro il termine di un anno dall’entrata in vigore della legge delega.

La legge delega prevede i principi e i criteri direttivi ai quali il Governo dovrà attenersi nell’emanazione di tali decreti: il fine della riforma è quello di garantire una maggiore efficienza, razionalità e speditezza dei procedimenti civili, operando sempre nel rispetto del principio del contraddittorio.

Si è cercato di raggiungere tali obiettivi sia attraverso la conferma delle innovazioni introdotte a seguito dell’emergenza sanitaria, quali la possibilità di effettuare udienze da remoto e in modalità di trattazione scritta, sia attraverso la riforma dei vari procedimen- ti previsti dal Codice di Procedura Civile.

In primo luogo, è stato innovato il processo di primo grado davanti al Tribunale. Con l’obiettivo di accelerare i tempi di definizione del giudizio, è ora previsto che sia l’atto di citazione che la comparsa di costituzione debbano già contenere le istanze istruttorie e i documenti. Lo scambio delle memorie viene anticipato alla fase anteriore alla prima udienza: a fronte della com- parsa di costituzione del convenuto, l’attore potrà depositare memoria formulando domande ed eccezioni che siano conseguenza delle domande ed eccezioni del convenuto, come la richiesta di autorizzazione alla chiamata in causa di un terzo, nonché indicare nuovi mezzi di prova e produrre nuovi documenti; entro un ulteriore termine prima dell’udienza, anche il convenuto potrà depositare le proprie memorie per modificare le proprie domande, indicare nuovi mezzi di prova e produrre nuovi documenti. Nel corso della prima udienza, dunque, il giudice potrà provvedere direttamente all’ammissione delle istanze istruttorie: occorre, però, tener presente che egli potrà procedere in tal senso solo nel caso in cui abbia avuto esito negativo il tentativo obbligatorio di conciliazione tra le parti, tenute a comparire personalmente a tale udienza. L’eventuale udienza di assunzione delle prove deve essere fissata entro 90 giorni. Anche la fase decisoria viene forte- mente riformata nell’ottica di garantire una maggiore speditezza della procedura, mediante l’abolizione dell’udienza di precisazione delle conclusioni e la previsione di termini più ristretti: il Giudice, infatti, potrà emettere sentenza a seguito di discussione orale ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c.. oppure, ove non ritenga di procedere a norma di tale articolo, potrà fissare udienza di rimessione della causa in decisione, assegnando un termine non superiore a 60 giorni prima di tale udienza per il deposito di note contenenti la precisazione delle conclusioni, un secondo termine non superiore a 30 giorni prima di tale udienza per il deposito di comparse conclusionali e un terzo termine non superiore a 15 giorni prima di tale udienza per il deposito di memorie di replica. Se il Giudice è monocratico, la sentenza dovrà essere depositata entro 30 giorni; invece, se il Giudice è collegiale (si noti bene che la riforma prescrive la riduzione dei casi in cui il Tribunale debba giudicare in composizione collegiale), la sentenza dovrà essere depositata entro 60 giorni. Alla disciplina del processo di primo grado avanti al Tribunale, dovrà altresì uniformarsi la disciplina del giudizio avanti al Giudice di Pace.

Anche il giudizio di appello è stato riformato, non solo con la re-introduzione della figura del consigliere istruttoria, ma anche attraverso l’uniformazione alla nuova disciplina del giudizio di primo grado: anche in appello, infatti, è prevista l’abolizione dell’udienza di precisazione delle conclusioni, sostituita da un’udienza per la rimessione della causa in decisione e la previsione del deposito dei fogli di precisazione delle conclusione e delle memorie conclusioni prima di tale udienza. È previsto altresì che la sentenza debba essere depositata entro 60 giorni.

Per quanto riguarda il giudizio di cassazione, la novità più rilevante riguarda l’introduzione del rinvio pregiudiziale in cassazione, tramite il quale il giudice di merito può ottenere che la Suprema Corte pronunci immediatamente il “principio di diritto” relativo ad una questione esclusivamente giuridica che presenti gravi difficoltà interpretative, sia particolarmente importante e sia dunque suscettibile di porsi in numerose controversie. L’attenzione del legislatore non è stata rivolta in via esclusiva al processo di cognizione, ma anche al processo di esecuzione. Anche in tal caso, le innovazioni sono volte a favorire un’accelerazione dei tempi per procedere a pignoramenti e sfratti: la novità più importante è senza dubbio rappresentata dall’abolizione delle disposizioni sul titolo esecutivo e sulla spedizione in forma esecutiva. In questo modo, infatti, non sarà più necessario accedere in cancelleria per il rilascio della formula esecutiva, ma basterà attestare la conformità dell’atto all’originale, con notevole risparmio di costi e di tempi.

Si sottolinea, infine, che con questa riforma il legislatore ha inteso anche promuovere il ricorso agli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, prevedendo non solo un’estensione sia dei casi in cui è obbligatorio ricorrere alla mediazione che dei casi in cui è possibile ricorrere alla negoziazione assistita, ma anche l’introduzione di nuovi incentivi sia fiscali (es.: incremento della misura dell’esenzione dall’imposta di registro, credito d’imposta commisurato al compenso dell’avvocato etc.) che giuridici (es.: disciplina più specifica dell’istruttoria stragiudiziale, con l’obiettivo di rendere le prove utilizzabili nell’eventuale successivo giudizio di merito). Per razionalizzare la materia, il Governo è stato in particolare delegato ad adottare un testo unico degli strumenti complementari alla giurisdizione (TUSC).

Infine, si segnala che la parte finale del testo legislativo ha ad oggetto la riforma dei procedimenti in materia di persone, minorenni e famiglia, con la previsione di un unico rito appli- cabile a tutti i procedimenti relativi alla materia e dell’istituzione del nuovo “Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie”, che andrà a sostituire l’attuale tribunale per i minorenni. Si evidenzia l’attenzione che il legislatore ha rivolto al tema della violenza domestica e/o di genere, in ottemperanza a quanto pre- visto dalla Convenzione del Consiglio d’Europa firmata a Istanbul in data 11 maggio 2011 e in risposta ai più recenti fatti di cronaca che hanno reso evidente la necessità di un intervento legislativo più incisivo.

Non resta, dunque, che attendere l’emanazione dei decreti legislativi al fine di valutare l’effettivo impatto che tale riforma avrà sulla giustizia italiana.

CERTIFICATO VERDE: un piccolo passo verso la normalità

Da più di un anno la nostra società è gravemente ferita dal coronavirus e la normalità che conosciamo è ormai solo un ricordo lontano.

Stiamo decisamente affrontando un periodo intenso sotto ogni aspetto, da quello economico a quello psicologico, che mette a dura prova tutti noi.

Ma oltre alla parte negativa è sacrosanto poter anche scrivere delle notizie che rafforzino il nostro spirito, che aprano dei piccoli spiragli di luce speranzosi per tornare a vivere tutti assieme quella che prima definivamo “quotidianità”. Oggi più che mai uno degli aspetti fondamentali di questo tema è proprio quello del viaggio: vedere posti nuovi o i propri parenti lontani.

Ecco perché oggi vi parlerò del Certificato Verde, il primo passo per tornare a conquistare la nostra normalità di sempre. Ma andiamo con ordine.

CHE COS’È:

Il certificato verde digitale sarà una prova del fatto che una persona è stata vaccinata contro la COVID-19, è risultata negativa al test o è guarita dalla COVID-19. Il certificato sarà disponibile, gratuitamente, in formato digitale o cartaceo, e comporterà un codice QR che ne garantirà la sicurezza e l’autenticità. La Commissione predisporrà un gateway (una porta in parole povere) per garantire che tutti i certificati possano essere verificati in tutta l’UE e aiuterà gli Stati membri nell’attuazione tecnica dei certificati.

COME SI OTTIENE IL CERTIFICATO?

Le autorità nazionali sono responsabili del rilascio del certificato. Potrebbe, ad esempio, essere rilasciato dagli ospedali, dai centri di test o dalle autorità sanitarie.

La versione digitale può essere salvata su un dispositivo mobile. I cittadini possono inoltre richiedere una versione cartacea. Entrambe le versioni disporranno di un codice QR contenente le informazioni essenziali e di un sigillo digitale per garantire l’autenticità del certificato.

IN CHE MODO CONTRIBUIRÀ ALLA LIBERA CIRCOLAZIONE?

Il certificato verde digitale sarà accettato in tutti gli Stati membri dell’UE. Contribuirà a far sì che le restrizioni attualmente in vigore possano essere revocate in modo coordinato.

Quando viaggiano, tutti i cittadini dell’UE o i cittadini di paesi terzi che soggiornano o risiedono legalmente nell’UE in possesso di un certificato verde digitale dovrebbero essere esentati dalle restrizioni alla libera circolazione allo stesso modo dei cittadini dello Stato membro visitato.

Se uno Stato membro continua a imporre ai titolari di un certificato verde digitale l’obbligo di quarantena o di effettuare un test, deve comunicarlo alla Commissione e a tutti gli altri Stati membri e giustificare tale decisione.

Non sarà quindi (in teoria) più necessaria la quarantena una volta atterrati in un nuovo territorio appartenente all’Unione Europea e soprattutto se si è legalmente cittadino europeo.

COME FUNZIONERÀ IL CERTIFICATO?

Sarà disponibile in 2 versioni, ossia cartaceo e digitale e verrà fornito con un codice QR per evitarne la falsificazione. Nel momento di verifica, verrà scansionato il codice QR e verificata la firma.

Ogni organismo autorizzato a rilasciare i certificati ha la chiave di firma digitale, così da poter rendere sicuro e verificabile ogni documento, e verranno protetti in una banca apposita in ciascun paese.

La Commissione europea successivamente creerà una porta mediante la quale tutte le firme dei certificati potranno essere verificate in tutta l’UE. I dati personali codificati nel certificato non passeranno attraverso il gateway dato che ciò non è necessario per verificare la firma digitale. La Commissione europea aiuterà inoltre gli Stati membri a sviluppare un software che potrà essere utilizzato dalle autorità per controllare i codici QR.

HA IMPORTANZA QUALE VACCINO I CITTADINI HANNO RICEVUTO?

Viste le tante polemiche trascorse in queste settimane di vaccinazioni, è anche lecito farsi questo tipo di domanda, anche per capire le diverse restrizioni di questa proposta della Commissione Europea.

Ebbene I certificati di vaccinazione saranno rilasciati a una persona vaccinata con qualsiasi vaccino contro la COVID-19. Per quanto riguarda la deroga alle restrizioni sul tempo di quarantena al momento di arrivo, gli Stati membri dovranno accettare i certificati di vaccinazione per vaccini che hanno ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio nell ‘UE.

QUALI SARANNO LE PROSSIME TAPPE DI QUESTA DECISIONE STORICA PER TORNARE A VIAGGIARE?

Dopo l’approvazione, la Commissione europea istituirà un’infrastruttura digitale che agevoli l’autenticazione dei certificati verdi digitali. Gli Stati membri invece dovranno apportare le modifiche necessarie ai rispettivi sistemi nazionali di cartelle cliniche. Tutto questo processo si verificherà nell’estate 2021.

QUANDO VERRÀ PORTATO IN TUTTO IL MONDO QUESTO PERMESSO?

La commissione collabora con l’Organizzazione mondale della sanità e l’organizzazione internazionale che rappresenta il trasporto aereo per garantire che i certificati rilasciati nell’UE possano essere riconosciuti nel resto della giurisdizione mondiale.

Il Certificato Verde diventa di fatto il primo vero passo per un ritorno alla nostra normalità, per viaggiare e scoprire in tranquillità e senza dover passare dalle annose quarantene che oggi giustamente per precauzioni vengono stabilite per chi si ritrova a dover compiere un viaggio, sia per lavoro che per svago.

DETTO TRA NOI… IL MONDO IN TASCA

Settant’anni fa l’Italia, insieme a Francia, Lussemburgo, Germania Occidentale, Belgio e Paesi Bassi, partecipò alla costituzione della CECA, ovverosia la Comunità Europea per il Carbone e l’Acciaio. Iniziava praticamente una prima, timida, fase legata a quella che poi sarebbe diventato il principio della globalizzazione. Il patto era però soltanto economico con una collaborazione parziale e settoriale. Sei anni dopo l’accordo divenne politico con la costituzione della CEE e l’adesione graduale di altri Stati.

L’accordo  risultava però ancora limitato, essendo tagliati fuori gran parte degli Stati che gravitavano in Europa, soprattutto quelli vicini alla superpotenza sovietica. Finalmente arrivò quel fatidico giovedì, del nove novembre 1989, quando i quattro metri di altezza del muro e i 151 chilometri di filo spinato, che spaccavano in due la città di Berlino, si accartocciarono sotto le randellate del popolo tedesco.

La caduta del muro e il contemporaneo crollo dell’URSS, aprirono quindi uno scenario diverso di collaborazione fra i popoli, scaturita poi nel trattato di Meastricht del 1992 che creò l ‘attuale Unione Europea.  Il fenomeno aggregativo e complementare interessò altre parti del mondo, iniziando a caratterizzare un periodo di facilitazione e velocizzazione  di scambi economici, di tendenze, di idee diverse, di problematiche. Stava maturando una politica di liberalizzazione dei confini e delle dogane, nonché una conseguente dilatazione delle interdipendenze reciproche.

Praticamente germogliava quel seme della integrazione globale, piantato nel terreno evolutivo dell’avanzamento dei tempi e innaffiato dalla evoluzione tecnologica. Rimanevano però, ed ancora purtroppo restano, divari profondi fra i cosiddetti Paesi sviluppati e industrializzati, e quelli definiti del Terzo Mondo.

I popoli più poveri vivono tra loro momenti di solidarietà legata alla sopravvivenza; i ricchi verso i poveri, attuano azioni di sfruttamento; i ricchi fra loro creano situazioni di opportuna complicità.

Solo quando lo sfruttamento e l’opportunismo lasceranno il passo alla sussidiarietà, allora probabilmente la globalizzazione assumerà una diversa valenza.  Oggi come oggi, occorre prenderne atto,  esistono ancora aspetti condizionanti: economici, sociali, scientifici, culturali e così via.

Si va cioè verso il raggiungimento di una veloce omologazione dei prodotti, dei servizi e dei consumi. Alla velocità della luce!  

Soprattutto quando la globalizzazione è produttiva, ovvero de localizzata verso i Paesi più poveri, quelli cioè che hanno tante risorse ma non sanno come fare per sfruttarle, diventando inevitabilmente preda di una sfrenata economia capitalistica, che necessitano di cure mediche, di acqua potabile, di nutrizione, di senso d’orientamento, senza il quale si perde anche quello della comunità.

Dove non si capitalizza solo l’azione, ma anche il tempo per attuarla. Per questo infatti da una economia globale si è passati alla New Economy, dove l’utilizzo della telematica e la rivoluzione informatica ha annullato le distanze facendo accadere tutto in tempo reale.

Detto fra noi, negli anni sessanta si sognava di girare il mondo con le mani in tasca ed il cuore pieno di fantasia.

Oggi, grazie proprio alla globalizzazione, il cuore è rimasto, ma la fantasia un po’ meno.                                                                                                

Basta infatti mettere le mani in tasca, avviare il cellulare, ed ecco che sarà il mondo a venire da noi.

Energy Italy e la vittoria del lavoro: intervista a Benedetto Roberto Ingoglia.

Un anno fa siamo stati catapultati in una situazione lontana da ogni immaginazione, in grado di mettere in ginocchio l’intero sistema di sostentamento per le aziende e per le persone, causando gravi perdite a livello economico e aumentando le turbolenze sociali. Tante le proteste, tante le sconfitte ma anche tante vittorie.

Proprio in occasione di un giorno speciale come la Festa dei Lavoratori è giusto quindi guardare in faccia alla realtà nella sua completezza. Ci sono state aziende che sono riuscite a ripartire, reinventarsi, addirittura accelerare in una situazione del genere. Tanti possono essere i motivi: coraggio, ambizione, determinazione, formazione. Ma quello che più interessa a noi e a voi lettori è l’ispirazione che ha portato al successo.

Oggi, infatti, andremo ad esaminare proprio quelli che sono gli aspetti principali di una delle realtà leader del settore energetico che più è riuscita ad eccellere in un periodo particolare come quello che stiamo vivendo: Energy Italy SpA. E chi meglio del Presidente Benedetto Roberto Ingoglia può raccontarci i fattori che più hanno contribuito al successo attuale dell’azienda e che aprono ad un futuro sempre più raggiante?

Oggi, per Atlas Magazine, andremo in profondità di questo aspetto, che sottolinea il successo imprenditoriale ma anche e soprattutto l’ispirazione per chi oggi cerca una risposta per gli anni a venire che ci attendono.

L: “Il 2020 è stato un anno difficile ma anche occasione di forte crescita in Energy Italy: quali sono stati i fattori più importanti di questa crescita?”

R.   “Anni fa, prima ancora di creare Energy Italy, nel novembre 2001, in piena crisi economica, subito dopo l’attentato delle Torri Gemelle, col fatturato aziendale che crollava di giorno in giorno, ho frequentato un corso di formazione il cui argomento principale era “Strategie di crescita aziendali”

Ero proprio curioso di capire, in un momento di così forte depressione sociale e una così forte congiuntura economica, quale potesse essere la strategia che avrebbe potuto invertire l’andamento e le sorti dell’azienda in cui lavoravo.

Nel concreto, abbiamo parlato ben poco di strategie effettive, in quanto, per la maggior parte del tempo, il relatore ci ha spinto a riflettere sulle opportunità che ogni crisi può scaturire e, analizzando le reali occasioni celate in quella che era la più grande depressione economica del dopoguerra, mi sono reso conto che sì, dietro ogni crisi si nascondono sempre delle grandi opportunità, ma per coglierle servono coraggio, forza di volontà, visione e un forte atteggiamento positivo. 

Quindi, alla sua domanda posso sicuramente rispondere che i fattori più importanti di questa crescita sono stati indubbiamente la grande visione di un nuovo mercato, il coraggio di affrontarlo, una profonda forza di volontà, ma soprattutto il pensiero positivo”.

L: “Energy Italy non solo è cresciuta come mole di lavoro ma anche come squadra e sedi! Ci racconti nel dettaglio questa “vittoria” del lavoro”. 

“Per cogliere al meglio una nuova e grande opportunità come quella della riqualificazione energetica degli edifici, grazie al cosiddetto Superbonus 110%, devi mettere in atto una sinergia di strategie tecniche, commerciali e di marketing.

Per farlo bene è assolutamente necessario un personale altamente qualificato, che deve essere presente su tutto il territorio nelle filiali aziendali, al fine di offrire un’assistenza ottimale ai clienti già acquisiti e di attirarne dei nuovi.

La nostra vittoria è stata quella di realizzare il tutto questo in un tempo brevissimo”.

L: “Parlando di progetti, come crescerà ancora Energy Italy?”

“Possiamo dire che il percorso di Energy Italy è ancora all’inizio: l’inserimento di nuove 10 risorse all’interno del nostro staff e l’apertura delle sedi periferiche di Catania e Partanna (TP) negli ultimi 12 mesi sono soltanto lo start up di un progetto che nei prossimi 5 anni ci vedrà presenti con altre aperture nelle più importanti aree commerciali a supporto della nostra rete e dei nostri clienti. 

Tutto questo perché il mercato dell’energia rinnovabile è costretto a crescere, in funzione degli accordi che le Nazioni di tutto il mondo hanno sottoscritto, con l’obiettivo di ridurre l’emissione di gas serra.

Noi di Energy Italy vogliamo essere, anzi, sicuramente saremo protagonisti di questo risultato, attraverso la fornitura di prodotti innovativi e all’erogazione di servizi di estrema qualità”.

Un racconto affascinante quanto entusiasmante e che ci ha sciolto diversi dubbi su quello che è giusto fare in un momento così incerto.”

Dai successi ottenuti e soprattutto dalle parole del Presidente Roberto Ingoglia, Energy Italy si è rivelata e confermata azienda solida e promettente nel settore energetico.

Questo sicuramente per le grandi occasioni proposte con il Decreto Rilancio, ma anche e fondamentalmente grazie alla preparazione e formazione durante gli anni e allo spirito intraprendente che ha fatto sì che venisse creata una realtà incredibile: più di 1000 consulenti, la creazione di EnergyRE, una rete di imprese fra le più grandi d’Italia e composta da 400 tecnici e 200 imprese affiliate. Non solo: Energy Italy ha ampliato anche il proprio staff, le proprie sedi e il proprio capitale sociale, dando una forte accelerata in termini di qualità professionale, presenza territoriale e forza economica, in un momento tutt’altro che roseo. Una vera vittoria del lavoro!

1° MAGGIO : UNA DATA CHE È MESSAGGIO PER 365 GIORNI.

Maggi Giovanni—foto Quarto Stato dopo servizio da Milano

Il primo maggio va commemorato per non dimenticare quelle persone che hanno lottato per ottenere condizioni di vita e di lavoro umane per tutti e per difendere il proprio diritto al lavoro, come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere sociali e geografiche.

Il primo Maggio nel lontano 1886 cadeva di sabato, allora una giornata lavorativa come un’altra ma in dodicimila fabbriche negli Stati Uniti incrociarono le braccia; anche le vie di Chicago furono invase da migliaia di persone per l’ ottenimento di quelle “ 8 ore “ tanto desiderate.

Fino a quel momento infatti gli operai lavoravano anche 12 ore al giorno, in condizioni inumane; la rivoluzione che avevano chiesto per anni, quella dei tre “otto” (otto ore di lavoro, otto ore per dormire, otto ore di svago) era arrivata: gli operai sono in piazza a protestare contro i ritmi massacranti di lavoro nelle fabbriche.

Tutto si svolse pacificamente ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione divenne sempre più acuta: finché nel corso di un raduno  ad Haymarket Square uno sconosciuto lanciò un ordigno contro la polizia che reagì sparando sulla folla.

Gli organizzatori della manifestazione furono arrestati e processati; sette di loro furono condannati a morte, con prove inconsistenti e traballanti e due condanne furono trasformate in ergastoli dal governatore dell’Illinois.

Nel 1890 la Seconda Internazionale Socialista decise di promuovere in tutto il mondo la festa dei lavoratori facendola coincidere proprio il primo maggio.

Da allora viene celebrata ogni anno in molti paesi del mondo, proprio per ricordare i diritti dei lavoratori, originariamente nata per la riduzione dell’orario di lavoro; in Italia è stata istituita nel 1890, anticipata al 21 aprile nel ventennio fascista.

Proprio in questo periodo di grave difficoltà economica, in cui è forte il senso di rivendicazione del diritto al lavoro, il primo maggio, nel suo significato simbolico è più attuale che mai; cambia il mondo del lavoro e quindi le rivendicazioni e i miglioramenti richiesti ma rimane fermo il principio per cui senza lavoro non c’è futuro e progresso, esso è democrazia e libertà.

Oggi, ai tempi della pandemia, non è più (almeno in paesi civili come l’Italia) lotta del lavoratore dipendente per la conquista dei suoi diritti fondamentali contro l’ idea che il datore di lavoro sia suo proprietario con l’ affermazione che il lavoratore stesso sia parte di un relazione contrattuale duale che riservi agli uni agli altri diritti e doveri, ma è rivendicazione di un diritto al lavoro che investe tutti i ceti, tutti i settori e tutti i partecipanti della relazione contrattuale lavorativa, dipendente e imprenditore.

Il lavoro costituisce uno dei pilastri fondamentali su cui è costruita l’ edificazione di uno stato democratico, principio ribadito nei principi fondamentali della nostra Costituzione ex artt. 1-4.

All’ art. 4 la Repubblica riconosce infatti a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto; ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e scelte, un’ attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.

È attraverso il fare che emerge l’ essere: è nella vita di ogni giorno che ciascuno di noi realizza sé stesso ed il patto sociale.

Nella visione dei Costituenti una persona senza lavoro crea un danno sociale oltre che personale: il lavoro è un diritto personale ma anche un dovere sociale, è strumento per realizzare sé stessi e condividere con gli altri componenti della società le proprie competenze. Attraverso la promozione del lavoro, la democrazia si regge su un’ idea di eguaglianza che è valorizzazione della cooperazione e contemporaneamente valorizzazione delle differenze.

Le sempre sagge ed significative parole di Papa Francesco, potrebbero essere bandiera del 1 maggio 2021:

“ Perché quando non si lavora, o si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia che entra in crisi, è tutto il patto sociale”.

Pet Therapy: quando la cura è una cura

“Mentre si dicevan questo, un cane che stava lì disteso, alzò la testa e le orecchie. Era Argo, il cane di Ulisse…”

Dopo vent’anni di guerre ed avventure, Ulisse torna nella sua Itaca sotto mentite spoglie, trasformato dalla dea Atena in un mendicante, riconosciuto solo dal suo fedele ed ormai vecchio cane Argo che, subito dopo, si lascia andare tra le braccia della morte, quasi come lo avesse aspettato per poterlo vedere un’ultima volta; cade una lacrima sul volto dell’eroe omerico, l’unica versata dal forte Ulisse e proprio per il suo amato cane.

Questo famosissimo, commovente e potente passo dell’Odissea, è emblema della fedeltà e dell’ amore incondizionato che lega l’ animale al suo padrone, e viceversa; uno dei legami più sinceri e leali è infatti proprio quello che si instaura tra uomo ed animale, apportandoci benefici incredibili a livello psicologico ed affettivo, sembrando che il nostro compagno sia capace di comprenderci condividendo la nostra felicità e supportandoci nei momenti difficili.

Non è forse vero che il nostro cane che ci fa le feste sulla soglia di casa dopo una giornata di lavoro migliora il nostro umore o il gatto appollaiato sulle ginocchia di sera di fronte la tv non ci infonde un senso di pace e tranquillità?

E’ una relazione che stimola la parte emozionale nell’ uomo e favorisce l’apertura a nuove esperienze, nuovi modi di comunicare; un animale non giudica, non ha pregiudizi e si dà totalmente stimolando il buonumore ed il sorriso.

E proprio questi effetti benefici connessi alla relazione dell’uomo con gli animali, divennero già a partire dalla fine del ‘700, oggetto di studio da parte di psicologi e psichiatri; lo psicologo inglese Tuke incitò i pazienti affetti da malattie mentali ad interagire e prendersi cura di piccoli animali, favorendo con questo un migliore autocontrollo del paziente e scambio affettivo; dopo la fine della Prima guerra mondiale al St. Elisabeth’s Hospital vennero usati i cani per curare i malati di schizofrenia e depressione ed alla fine della Seconda, la Croce Rossa Americana promosse una terapia di reintegrazione dei reduci di guerra basata sul contatto con gli animali da fattoria.

È con lo psichiatra infantile Lewinson, nel suo libro “THE DOG AS Co- Therapist, a metà del Novecento, che viene coniato il termine per indicare gli effetti benefici della interazione uomo-animale, quali calmare l’ansia, trasmetter calore affettivo, aiutare a superare stress e depressione ed in generale benefici alla salute psicofisica dell’uomo: pet therapy. 

Essa prese piede in Italia verso la fine degli anni ’80 con convegni e conferenze sul tema e con direttive e decreti a livello statale e regionale nella direzione di promuovere il coinvolgimento degli animali in interventi assistenziali e terapeutici.La Conferenza Stato Regioni ha approvato l’ Accordo  e le linee guida nazionali pet therapy che prevedono le medesime regole sull’intero territorio nazionale e stabiliscono gli standard qualitativi di riferimento per la corretta applicazione di questa terapia di supporto, allo scopo di tutelare sia i pazienti che gli animali da affezione.

Il termine pet therapy è risultato però ben presto un’espressione imprecisa e sicuramente troppo riduttiva in confronto alle differenti attività e quindi è stata sostituita con quella di IAA: interventi assistiti con gli animali che si distinguono, in base ad obiettivi e beneficiari, in:

-terapie assistite con animali (TAA);

utilizzata a supporto delle terapie tradizionali, per migliorare disturbi della sfera psichica, cognitiva ed emotiva e rivolto a soggetti con diverse patologie, psichiche e fisiche.
Le ricerche hanno evidenziato che l’interazione tra un bambino ed un animale stimoli i processi cognitivi e lo sviluppo delle attività comportamentali. Negli utenti con disturbi psichiatrici, la pet therapy aiuta ad abbassare il livello di apprensione del paziente nei confronti del proprio terapista; il rapporto che si instaura tra l’animale ed il malato favorisce infatti la comunicazione con il professionista e di conseguenza il coinvolgimento nella terapia di cura.
La presenza di un animale domestico non solo migliora il comportamento in certi pazienti ma in generale contribuisce all’ abbassamento di ansia e tensione, aiutando a diminuire gli statiti d’ animo negativi, scongiurando la comparsa di depressione ed irrequietezza.
I benefici non risultano tuttavia solo a livello psicologico ma anche fisico; vengono infatti proposte sedute di questo tipo a bambini con disabilità motorie che possono riguardare il movimento degli arti, l’equilibrio e la coordinazione o in pazienti affetti da sclerosi multipla o reduci da lunghi periodi di coma.

-educazione assistita con animali (EAA);

intervento di tipo (ri)educativo che ha come obiettivo quello di migliorare il benessere psicofisico e sociale e la qualità della vita della persona, nonché di rinforzargli l’autostima; contribuisce altresì all’inserimento sociale delle persone in difficoltà.

-attività assistite con animali (AAA);

rivolta a bambini, portatori di handicap, pazienti in ospedale, psichiatrici, anziani e detenuti, ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita in cui l’animale diventa una fonte di stimoli; ad esempio i bambini ricoverati in ospedale o gli anziani nelle case di riposo, soffrono talvolta di depressione dovute alle condizioni di salute, e possibile mancanza di affetti che li porta a chiudersi in sé stessi rifiutando rapporti interpersonali. Alcune esperienze dimostrano che l’animale migliora l’ umore facilitando l’approccio terapeutico e con il personale sanitario.

Per riassumere, la pet therapy (la chiamiamo così per richiudere in una parola tutte le tipologie ut supra) non rappresenta una terapia a sé ma un intervento sussidiario che aiuta, rinforza ed arricchisce le cure tradizionali e può essere impiegata su pazienti di qualsiasi età ed affetti da diverse patologie, di solito bambini, anziani, persone disabili o con problemi psichiatrici.

Gli animali utilizzati solitamente per questa pratica terapeutica di supporto sono: i gatti, i cani addestrati, asini, cavalli e conigli.

Le figure professionali in essa coinvolte sono invece:

  • responsabile di progetto (professionista in campo sanitario);
  • medico veterinario (valuta i requisiti comportamentali e sanitari dell’animale, l’aspetto igienico sanitario ed il benessere dell’ animale);
  • coordinatore (psicologo, psicoterapeuta, educatore, infermiere o assistente sanitario, laureato in scienze motorie o psicomotricista);
  • coadiutore dell’animale (promuove la relazione uomo-animale e monitora lo stato di salute dell’ animale in collaborazione con l’ animale).

Dopo quello scritto e letto possiamo quindi concludere che prendersi cura di un animale è una cura anche per noi; il loro affetto semplice, genuino ed incondizionato è una medicina per le persone.

Recovery Funds per Green Economy

Aiutare gli Stati membri dell’Europa ad affrontare il post Covid. È questo l’obiettivo del tanto nominato negli ultimi mesi “Recovery Funds”, un fondo di recupero il cui accordo UE è stato raggiunto a luglio 2019 che prevede l’emissione di bond di recovery con garanzia del bilancio UE. Una strategia condivisa per affrontare l’emergenza, che dopo diversi ostacoli e avversità sembra oggi diventare realtà. Un debito comune. Fortemente voluto dall’Italia, dai Paesi maggiormente colpiti dallo tsunami Covid-19.

Un accordo piuttosto complesso tra i 27 Stati membri, bloccato fin da subito dai veti della Polonia e dell’Ungheria, oggi ritirati. Un Piano nazionale di resilienza e rilancio (così, anche indicato in Italia), che si traduce in una serie di progetti in cui saranno investiti i soldi dell’anche noto Next Generation EU.

Tra i progetti destinati ai circa 209 miliardi, ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti, tante proposte green. La green economy è il futuro e, pertanto, deve essere centrale nel programma di rilancio. Ritenuta da Bruxelles una delle armi migliori per superare la crisi economica post pandemia, alla quale l’Italia dedica circa il 31% dei fondi destinati al nostro Paese…

Fondi dedicati all’efficientamento energetico e allo sviluppo di un’economia circolare, un’economia sostenibile e in grado di affrontare nuove sfide. Un “Modello teorico di sviluppo economico che prende in considerazione l’attività produttiva valutandone sia i benefici derivanti dalla crescita, sia l’impatto ambientale provocato dall’attività di trasformazione delle materie prime”, definizione sul dizionario Treccani.

Con l’obiettivo di rendere il nostro Mondo, un posto più sostenibile. Obiettivo che vede grandi realtà nazionali sempre più attive, per apportare un cambiamento vero e proprio, per lasciare alle future generazioni un Pianeta più green, stando oggi più attendi anche ai piccoli gesti d’azione. Obiettivo che vede grandi realtà nazionali, come Energy Italy Spa, sempre più impegnata nella salvaguardia della nostra Terra. Ed Energy Italy Spa è la storia di successo che vi narriamo oggi, in chiave green.

Come deve essere trattato il lavoratore dipendente che rifiuti di sottoporsi al vaccino anti covid?

A poco più di un anno dall’individuazione del paziente zero in Italia, la campagna vaccinale sta proseguendo a pieno ritmo anche nel nostro Paese. Dopo il turno degli operatori socio – sanitari, è ora giunto il momento degli over 80, per poi raggiungere, a scalare, le altre fasce di età.

Come ben noto, in Italia non c’è l’obbligo di vaccinarsi: secondo alcuni costituzionalisti, il vaccino potrebbe essere reso obbligatorio solo attraverso una legge approvata dal Parlamento. L’art. 32 Cost. infatti, prevede che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in ogni caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

La mancanza di una legge che, attualmente, imponga l’obbligo di vaccinarsi pone il problema consequenziale di come debbano essere trattati i soggetti che rifiutano il vaccino. Problema che, a ben vedere, appare ancora più sentito in ambiente lavorativo.

Si pensi, ad esempio, ad un lavoratore dipendente che rifiuti di sottoporsi al vaccino: cosa può fare il datore di lavoro?

In mancanza di una legge ad hoc, in linea anche con i principi costituzionali, nessun datore di lavoro potrebbe in Italia obbligare un dipendente alla vaccinazione anti covid. Ciò posto, l’azienda potrebbe, però, decidere di sospendere il lavoratore che rifiuta la somministrazione, senza diritto alla retribuzione. Si tratta di una scelta che appare giustificata dalla necessità di garantire la sicurezza nei confronti del resto del personale.

Il titolare dell’azienda potrebbe, poi, incentivare il lavoratore a vaccinarsi, prevedendo una serie di benefici (come ad esempio la previsione di premi).

Il dibattito relativo a come debbano essere trattati i dipendenti che rifiutino la vaccinazione anti covid è avvertito anche nel resto dei Pesi del Mondo: diverse, però, le soluzioni che possono essere adottate.

In alcuni Stati (Belgio, Irlanda, Polonia, Argentina, Messico), è del tutto esclusa la possibilità di licenziare il dipendente che si rifiuta di sottoporsi alla vaccinazione.

In Brasile e in Austria, invece, il licenziamento è un’ipotesi contemplata.

Per altri paesi, invece, tra cui l’Italia, il Regno Unito, la Germania, la Russia e gli Stati Uniti, il licenziamento è prevista quale misura da adottare in extrema ratio, qualora, cioè, non sia possibile adottare misure diverse capaci di tutelare allo stesso tempo il lavoratore che si rifiuta e la sicurezza degli altri lavoratori. Nello specifico, il datore di lavoro potrebbe adottare delle misure conservative quali, ad esempio, il mutamento di mansioni o lo smart working. Si tratta di misure che appaiono capaci di tutelare da un lato sia il lavoratore che sceglie di non vaccinarsi, sia la sicurezza degli altri dipendenti. Qualora, però, tali misure non appaiano possibili ovvero non risultino più essere in linea con le esigenze dell’azienda, il dipendente potrebbe essere considerato “temporaneamente inidoneo” a svolgere la mansione in sicurezza, non essendosi vaccinato. Pertanto, essendo ritenuto temporaneamente inidoneo, potrebbe finanche subire una sospensione dello stipendio.

Se, poi, la sua assenza dal lavoro potrebbe pregiudicare l’organizzazione aziendale (in quanto trattasi di assenza indeterminata nella sua durata, ad esempio), allora potrebbe essere ipotizzata anche l’ipotesi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

In definitiva, dunque, in Italia non sembra prospettabile come prima ipotesi la possibilità per il datore di lavoro di licenziare il dipendente che non si sottopone al vaccino. Ciò nonostante, qualora tale scelta si traduca ed integri la causa del giustificato motivo oggettivo di licenziamento, allora appare possibile il licenziamento.

Vi è, infine, un ultimo punto rilevante da considerare, relativo alla protezione dei dati del lavoratore: può l’azienda chiedere direttamente ai dipendenti di confermare l’avvenuta vaccinazione e pretendere l’esibizione dell’apposito certificato?

La questione è stata affrontata anche dal Garante della Privacy, il quale ha precisato che il datore di lavoro non può chiedere direttamente ai dipendenti informazioni o documenti relativi all’avvenuta vaccinazione. Solamente il medico del lavoro, in sede di giudizio circa l’idoneità del dipendente alla mansione, potrà accertare se c’è stata o meno la vaccinazione.

In una prospettiva comparata ed internazionale, è bene segnalare come in altri Paesi le soluzioni adottate siano differenti. In particolare, in Paesi come il Brasile, la Germania e la Polonia, i dati relativi alla vaccinazione del dipendente possono essere utilizzati direttamente dal datore di lavoro. In altri Paesi, invece, come la Repubblica Ceca, la Russia e il Messico, tali dati possono essere trattati dal datore di lavoro solo in presenza di specifiche condizioni, come ad esempio il previo consenso del lavoratore.